Leone e Acquario

Leone

Questo segno, che recita “io sono il migliore” è un segno fisso quindi costruttore e stabilizzatore, che fatica a lasciare un’idea o a interrompere un’azione anche se questa è nociva. Nel primato del segno c’è una compatta certezza, a differenza dell’Ariete per cui la spinta vitalistica è determinata dalla forza, nel Leone questa spinta rappresenta l’integrità dell’Io.

La mascolinità del segno è meno esibita rispetto all’Ariete, nel Leone l’impulso virile è meno violento, meno aggressivo, privo di connotazioni maschiliste poiché la dialettica Sole-Leone indica dinamismo e vitalità che possono ovviamente includere anche il femminile.

Il Sole è il governatore del segno e spinge il nativo a provare una spontanea certezza della propria eccellenza, che il Leone riesce a esprimere a tutti i livelli con totale naturalezza. Il Sole leonino simboleggia il prestigio, e la sua natura energetica lo costringe a brillare agli occhi degli altri. A differenza di Saturno, che nel segno è in esilio e che spinge il Capricorno ad avere sudditi, la regalità leonina ha bisogno di una corte.

A differenza del Gemelli, il cui esibizionismo è teatrale e lo rende soggetto a mutare costume a seconda delle circostanze, l’esibizionismo del Leone è statico: non ha alcuna intenzione di divertire la platea e il suo ruolo è fisso, generalmente riconducibile all’immagine del Re.

Essendo il Leone dominato dal Sole, ed essendo il Sole elemento vitale, il nativo sente incessantemente il bisogno di ripetere l’esplosione cosmica che ha generato il mondo. In altre parole, il Leone non ha coscienza di esistere se non irraggia attorno a sé, continuamente, un’energia che coinvolga tutto e tutti, illuminandolo in modo benevolo ma anche tirannico. Ogni volta che un cortigiano si distrae, il Leone compie azioni sempre più spettacolari, rafforzando il suo lato esibizionista.

Una delle qualità maggiori del segno è la generosità, che è anche un condizionamento zodiacale: l’essere generoso lo limita negli effetti deleteri che potrebbe avere inserendosi nella società come dio onnipotente. Tende al perdono e alla pietà, proprio come un vero padreterno.

Di conseguenza, il Leone ha un’altra caratteristica: la munificenza che lo spinge a spendere, anche fino all’eccesso, diventando una necessità di spreco che non coinvolge soltanto il denaro ma anche le energie psico-fisiche di un soggetto ben deciso a non fermarsi mai.

Il nativo detesta i calendari, le suddivisioni artificiose del tempo per lui sono solo una scocciatura, per di più innaturale: il passato, il presente e il futuro sono fusi,in un’unica palla di fuoco e tutto dovrebbe svolgersi oggi, subito, immediatamente per obbedire ai suoi desideri, frutto spesso di impazienza. Ogni indugio, dubbio o attesa mettono in discussione il suo dominio sugli eventi, cosa che il Leone non riesce a tollerare.

Un’altra caratteristica leonina è il coraggio, che parte dalla generosità per arrivare al sacrificio di sé. A differenza dell’Ariete, il cui coraggio è spesso dettato dall’incoscienza della morte, il Leone è coraggioso in quanto disprezza la morte e rifiuta la paura. Ovviamente, questo non significa non provare paura ma semplicemente rifiutarsi di mostrare al mondo il proprio lato più fragile.

Di conseguenza, il Leone è un segno orgoglioso: “piuttosto muoio” è una frase tipica che il segno pronuncia davanti a una possibile umiliazione. Il nativo è un cattivo perdente, se battuto diventa uno sconfitto smarrito e incapace di recuperare la propria regalità.

Il segno ha due lati deboli: l’ingenuità mista a infantilismo, indispensabile per portare avanti il “gioco del Re”, e una certa tendenza all’ozio, che deriva dalla deformazione della magnanimità in una stizzosa pretesa di omaggi.

Acquario

Questo segno, che recita “io eludo” è un segno fisso quindi costruttore e stabilizzatore, che fatica a lasciare un’idea o a interrompere un’azione anche se questa è nociva. Sebbene sia sede dei due pianeti che occupano il Capricorno, l’Acquario li sfrutta in maniera completamente diversa: abbandona la granitica solidità del segno limitrofo per adottare una condotta sinuosa, malleabile e, appunto, elusiva.

Il suo governatore è Urano, che spinge il nativo a non sentire quel bisogno di continuità così caro all’egopatia solare (e soprattutto al Leone) e che lo sgancia dai punti di riferimento classici, familiari o storici. Per l’Acquario ieri può sfumare nel nulla senza che l’oggi acquisti importanza visto che anche l’oggi è destinato a divenire domani.

Questa visione relativa del tempo (e più generalmente della vita) porta il nativo al rifiuto della riproduzione dell’uguale: l’Acquario mette in discussione tutte le simbologie del Leone, a partire da quella genetica. Per invalidare la struttura patriarcale del Sole, da cui l’Acquario si dissocia, deve colpire il suo fulcro che è, appunto, il padre. Questo non significa disprezzo per la vita ma netto rifiuto di sacralizzare il proprio albero genealogico e cioè l’origine della propria esistenza.

Da questa scarsa attenzione che il segno mostra per i suoi avi nasce il suo autentico bisogno di libertà, intesa non in senso ideologico o idealistico, ma come insofferenza per i legami duraturi di vincoli di qualsiasi tipo.

L’Acquario è un segno mimetico, a differenza del Leone che si apre completamente al mondo e non si nasconde, l’Acquario tende a eludere qualsiasi discussione o coinvolgimento diretto ed evade ogni discussione delucidatrice. In apparenza sembra accomodante ma dietro vi è sempre un calcolo: il nativo sa che dicendo sì, anche se pensa no, ottiene molto di più. Da qui si sviluppa la visione realistico-opportunistica del segno (simile a quella del Capricorno ma differente perché non assolutista).

L’Acquario non ama calcare le scene e indossare travestimenti ma tende comunque un po’ a falsificare se stesso. Anche se in modo diverso da Scorpione e Gemelli, pure questo segno attua un’omissione di onestà che fa sì che il nativo si senta sincero quando invece sta tacendo una parte importante della verità. E’ la necessità del mimetismo che rende l’Acquario omertoso.

Nella maggior parte dei casi si tratta di omissioni innocenti ma questa caratteristica può diventare un problema se il rapporto amoroso diventa stabile: la patina di gentilezza del nativo facilita il buon accordo superficiale ma alla lunga il convivente potrebbe accorgersi che questa gentilezza mostra, in fin dei conti, un vuoto emotivo.

L’elusività del segno può diventare inaffidabilità: il nativo tende a sparire, anticipando le fughe cosmiche del  segno seguente, i Pesci. Queste sparizioni servono all’Acquario a evitare coinvolgimenti troppo pieni di responsabilità.

Nella maggior parte dei casi, l’Acquario non agisce con vera malafede, soprattutto perché le sue energie mentali sono legate al fulmineo lampeggiare del presente ed è nell’immediatezza del presente che il nativo esprime la sua continua metamorfosi.

Il forte bisogno di libertà e la sua insofferenza a qualsiasi legame lo costringono a vivere ogni singolo giorno come se fosse un microcosmo pronto a polverizzarsi senza lasciare traccia. In ciò lo aiuta una provvidenziale mancanza di memoria che facilita l’oblio di ogni tipo di impegno a lungo termine.

L’Acquario non ruba mai e non intralcia la libertà altrui e infatti privilegia il meno vincolante dei rapporti umani: l’amicizia. La sua anti-solarità lo libera dal terrore dei nemici, nonché dall’esaltante e futile piacere di affrontarli e distruggerli. Da qui l’equivoco di una fratellanza universale, cui l’Acquario aspirerebbe se però non mettesse in discussione il patriarcato solare.

In altre parole: sovranità contro indipendenza, coraggio contro elusione, pietà contro indifferenza, esibizionismo contro mimetismo.

 

NB

Queste descrizioni non solo assolute, il proprio segno di nascita non è mai esaustivo, si deve sempre guardare anche la posizione degli altri pianeti, l’ascendente, ecc… Però queste sono linee base, utili a capire le differenze principali tra segni opposti.

 

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