Il Toro e i suoi simboli

Il Toro è il secondo segno dello zodiaco e presenta l’immagine di un animale. Con questo segno comincia il ciclo della fertilità portata dalla primavera.

La grande spinta energetica dell’Ariete si esprime nella materializzazione, passando da pura energia, instabile e frenetica, a energia concreta che trova espressione in obiettivi solidi.

Questo è evidente nella stagione in cui il Toro nasce, la primavera inoltrata, momento dove la vegetazione è rigogliosa, creatrice e piena di calore.

Il colore associato al Toro è il verde, ossia il colore del suo pianeta governatore, Venere.

Questa epifania della natura e del germogliare trova la sua espressione nell’immagine della vacca, perché le caratteristiche di creazione e generazione non si esprimono nell’animale maschile, ma nella femmina, perché solo lei è in grado di generare. Proprio per questo al Toro viene riconosciuta una componente femminile, un’energia yang, morbida e ordinata che fa da contraltare all’energia yin, maschile e disordinata, tipica dell’Ariete.

E’ in questa forza che si esprime la ricettività del senso materno e della protezione: il Toro, quindi, è simbolo della Madre Terra e del suo grembo fertile che prepara la gestazione.

Da sempre, per la sopravvivenza umana, si è creato un binomio importante che collega il toro (o meglio, il bue, più mansueto) e la terra: fonti di vita a cui siamo stati (e siamo tuttora) legati da un rapporto quasi sacro. Lo possiamo vedere anche nelle pitture più antiche: il toro/bue o la vacca diventano ben presto simboli sacri di vita e nutrimento.

Uno dei miti associati a questo segno è il culto del bue Api, molto diffuso nella religione egiziana. Il bue Api era considerato l’incarnazione di Osiride, cioè del dio della notte e dell’oltretomba. Era un animale molto forte e robusto. Aveva un mantello nero;  una macchia bianca triangolare sulla fronte; il ventre, le zampe e il fiocco della coda bianchi. Essendo considerato sacro era oggetto di adorazione. I sacerdoti lo interrogavano sul futuro e ricevevano risposte dall’animale che venivano interpretate a seconda di come prendeva il cibo o di come muoveva le zampe. Quando il dio Api moriva veniva imbalsamato e sepolto come un faraone. Gli Egiziani pensavano che la divinità fosse passata in un altro bue e si mettevano alla ricerca del nuovo animale da adorare.

Un altro mito, che potrebbe spiegare come mai esistono nativi del segno che tendono più alla creatività artistica che a quella prettamente generatrice, è quello del dio Mitra. Mitra, secondo il culto ellenistico misterico detto “Mitraismo”, era Dio stesso, legato particolarmente al toro e alla terra: il Toro qua appare come l’istintualità dell’uomo che deve essere dominata per raggiungere la luce divina. In questo culto, il toro viene sacrificato per simbolizzare il superamento degli istinti negativi. Mitra uccide il toro e, secondo Jung, in questo mito è celato un vero e proprio meccanismo difensivo: la rimozione e la sublimazione che l’uomo usa nel mitico rapporto figlio-madre e figlio-padre. In altre parole, evitare l’incesto con l’Anima del Toro (simbolo di fecondità e quindi della madre) e al contempo evitare la propria castrazione e la propria morte, attraverso l’uccisione del Padre-Toro. Dopo l’uccisione, Mitra diventa Dio solare e gli vengono attribuite tutte le qualità del Sole. Per farlo però deve rinunciare a quella profonda libido, a quella sessualità e sensualità sfrenate rappresentate dal Toro. In altre parole, solo attraverso il sacrificio di quella parte più istintuale e viscerale di noi, possiamo salire verso la spiritualizzazione e trascendere il mondo concreto.

Questo mito conferisce al Toro un grande ruolo catartico e trasformativo ma non sempre nel Toro avviene questa sublimazione o traslazione. Questo fa sì che esistano nativi del segno non particolarmente ricettivi, non armonicamente affettivi e che spesso presentano gravi conflitti e rimozioni violente nella sfera affettiva. Questo conflitto lo si vede chiaramente nella personalità di un Toro famoso: Freud, fondatore della psicanalisi e creatore della teoria della sessualità in cui lui stesso vide una notevole rimozione dell’istintuale. Freud sacrificò il suo Toro interno, la sessualità, traslando la libido nelle sue ricerche scientifiche.

Secondo Kretschmer, studioso degni anni Venti, la personalità del Toro è riconducibile al tipo ciclotimico (cyclo=circolo, thymos=stato d’animo) melanconico e cioè a una tonalità psichica che oscilla dall’eccitazione alla depressione, dall’allegria alla tristezza, dalla rapidità alla estrema lentezza, caratterizzata dalla tendenza a focalizzare l’attenzione più sull’insieme che sui dettagli, da un’energia psichica con risposta lenta agli stimoli, un’intelligenza pratica, che nasconde bene profonde inquietudini, una grande adattabilità.

 

 

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