Il Cancro e i suoi simboli

Il Cancro apre il solstizio d’estate, dove il giorno più lungo incontra la notte più breve. Si entra nella stagione della fecondazione, è il tempo della formazione dei semi, del maturare del grano, delle foglie nel loro pieno splendore e delle piante nel loro massimo rigoglio. E’ il trionfo delle forze generatrici materne.

Il simbolo del Cancro è la trascrizione ideografica del processo di gestazione che prepara la nascita, qualcosa di molto simile al geroglifico del Tao oppure all’immagine di due germi vitali che ruotano uno attorno all’altro. Il Cancro porta con sé l’archetipo della Grande Madre che porta in grembo ogni germe di vita, secondo Jung.

Ci troviamo nell’inconscio, dove la forza è ancora arcaica, e l’immagine più adatta è quella di un granchio, il crostaceo protetto da un guscio duro e solido che vive tra aria e acqua, molto prolifico, racchiuso e schivo.

Con il Cancro, segno d’acqua, freddo e umido, notturno, femminile, lunare, muto e tortuoso, nasce tutto un universo acquatico che si origina dal simbolo dell’acqua primordiale ossia il liquido amniotico. Il Cancro fa da ponte tra il mondo delle cause e quello delle realizzazioni, l’unione tra il presente e il passato stilizzato nell’immagine della madre e del figlio che ha in grembo. Il colore associato al Cancro è il bianco, ossia il colore del suo pianeta governatore, la Luna.

Secondo Jung, il Cancro rappresenta, nel profondo inconscio personale, il karma dei genitori: dalla nascita si entra nella vita e si torna al nulla originario attraverso la morte. Per citare il grande poeta T.S. Eliot, “birth, copulation and death”* .

Nel segno quindi vediamo la preparazione alla vita ma anche alla morte. Da qui è naturale associare a questo segno il senso di protezione, di autodifesa passiva e ricettiva e cioè l’inibizione che protegge se stessi e l’ambiente da un impatto troppo violento. Questa difesa segna anche la presa di coscienza dei confini entro cui muoversi e quindi i limiti di una determinata struttura psichica che possiede massima azione protettiva e scarsa spinta espansionistica.

Infatti, il dramma del Cancro sta nell’esasperante gioco tra reale e immaginario: il continuo fluire e rifluire dell’essere vibra in un’instabilità che all’esterno è visibile attraverso lo stato emotivo “ipersensibile”.Da qui ne deriva l’adattamento ricettivo tipico del segno, che è fondamentale per il nativo per evitare lotte e competizione aggressiva.

La figura mitologica più adatta a rappresentare il Cancro è Narciso che contempla le limpide acque, le acque primordiali, pure, uterine, preso dal mistero di sé e del proprio mondo soggettivo. In questa immagine, si riflettono quel carattere introverso e di autodifesa che sono tipici del segno. Ma nel mito di Narciso è nascosto un elemento in più.

Narciso, cacciatore famoso per la sua bellezza, disdegna chiunque si innamori di lui. Un giorno, mentre si trova in un bosco, si imbatte in una pozza d’acqua profonda e si inginocchia per bere. Non appena vede, per la prima volta nella sua vita, la sua immagine riflessa, si innamora perdutamente, senza rendersi conto che l’immagine che sta osservando gli appartiene. Soltanto dopo un po’ di tempo capisce che quello che vede è lui stesso e, comprendendo che non potrebbe mai ottenere questo amore, si lascia morire struggendosi inutilmente.

E’ evidente che l’elemento segreto del Cancro, nascosto nel mito di Narciso, è l’egocentrismo. Il Cancro, infatti, tende a evitare l’esperienza diretta e bruciante che impone un coinvolgimento responsabile e si nasconde dietro la sua sensibilità e questo si traduce in estrema attenzione al proprio Io a scapito del circostante o, in altre parole, a essere concentrati sempre e soltanto sulle proprie emozioni, quindi su di sé.

Nella psicologia, troviamo una corrispondenza tra Cancro e complesso edipico che si radica e avviene più frequentemente nei nativi di questo segno, data la loro impronta assolutamente lunare. Lo spettro del genitore-uguale è sempre lì a terrorizzare le notti dei nativi, facendo confronti, ripetendo critiche, in maniera quasi ossessiva.

Ovviamente, esistono anche i Cancro logico-razionali che sanno tenere a bada le loro emozioni ma la maggior parte rimane “lunatico”, umorale, irrequieto, sempre in lotta contro la seduzione del passato, la nostalgia, i ricordi.

Il carattere lunare, acquatico, notturno, emotivo e infantile porta all’estrinsecazione dei sentimenti in maniera creativa e suggestiva, ma è anche fonte di reazioni nevrotiche e profonde crisi di adattamento.

Secondo Kretschmer, studioso degni anni Venti, la personalità del Cancro è riconducibile al tipo schizoide nervoso-astenico, in cui prevale il senso di vuoto o di mancanza di significato, riferito alla sua esistenza esteriore: il soggetto non riesce a trarre piacere dalla realtà esterna, né a percepirsi come pienamente esistente nel mondo se non come una creatura fragile, ansiosa o depressa.

*da Fragment of an Agon.

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