Il Leone e i suoi simboli

Nella potenza dell’estate culminante, trionfa la natura che porta alla completa maturazione il ciclo vegetale: tutto è definito, espanso, bruciato. Così avviene anche nel mondo umano: giungiamo alla piena maturità, sinonimo di individualismo, caratteristica del segno.

Il diventare “individuo” significa staccarsi da quell’energia ancora poco definita che nasce dall’Ariete e man mano prende forma nel Cancro, stabilizzandosi nel segno del Leone. Il colore associato a questo segno è il giallo (o anche l’oro), associato al suo pianeta governatore, il Sole.

Il simbolo del segno riporta la coda del felino stilizzata, coda che, col suo muoversi, assume anche un significato di lacerazione, visto come il Leone si separa evolutivamente dal suo stato anteriore di partecipazione cosmica inconscia e indifferenziata.

In altre parole: col Leone nasce l’individuo e, quindi, la coscienza di sé che, attraverso l’apprendimento, organizza la libertà di iniziativa secondo il principio di realtà ma non ancora in senso esclusivamente egocentrico. In senso freudiano, questo passaggio individua il passaggio da Non-Io a Io, dall’inconscio al conscio.

Il mito più importante relativo a questo segno è la prima fatica di Ercole, cioè il leone di Nemea. Ercole, dopo essere andato a Delfi a sentire l’oracolo, si sposta a Tirinti e si offre di servire il re Euristeo che gli comanda di portargli la pelle del leone di Nemea, una valle nell’Argolide. Questo leone, che semina paura e morte, sembra invulnerabile: nessuna arma riesce a scalfire la sua dura pelle. Ercole lo affronta armato solamente della sua clava e il leone, vedendo quell’uomo avanzare tanto audacemente, si intimorisce e scappa. Ercole lo insegue spingendolo dentro una caverna senza uscita. Lì lo colpisce con la clava e lo squarta. Euristeo, ricevendo la pelle del leone non sa che farsene e quindi la dona a Ercole a cui risulta molto utile: indossandola lo rende quasi invulnerabile.

In questo mito è inserito quello che Freud chiama il principio di realtà: l’uomo deve dominare le avversità riconoscendole, senza indugiare nella memoria e nel segno del Cancro (che rappresenta il principio del piacere), sacrificando la sicurezza e la propria incolumità per raggiungere un’esistenza più integrata.

Il senso di questo mito è la necessità, per il nativo Leone, di essere aperto al concetto di infinito, in armonia con se stesso e le forze naturali che devono essere dominate dalla consapevolezza raggiunta in quanto individuo.

Secondo Barbault, il Leone è un passionale emotivo distinto dalla secondarietà. Ci sono due tipi, il tipo erculeo e il tipo apollineo. Il primo, ovviamente, è dominato da un orientamento istintivo più sul piano pragmatico e fisico che su quello intellettuale: un realista che fa affidamento solo alle proprie energie, centrato su di sé e facilmente portato a imporsi. Il secondo, invece, è disciplinato da un’energia solare interiorizzata che lo porta a vivere un’esperienza creativa, artistica, religiosa o ideologica. L’accentuato individualismo può compromettere lo sviluppo della personalità, nella quale viene a realizzarsi la spinta affermativa del “io voglio”, narcisistica, violenta, tesa a soddisfare i propri desideri.

Di solito, il tipo Leone più comune, è abitualmente prigioniero del proprio Io tirannico, anche se, a un grado di coscienza più evoluto, riesce a interiorizzare i conflitti interiori.

Secondo Kretschmer, studioso degni anni Venti, la personalità del Leone è riconducibile al tipo ciclotimico (cyclo=circolo, thymos=stato d’animo) e cioè a una tonalità psichica che oscilla dall’eccitazione alla depressione, dall’allegria alla tristezza, dalla rapidità alla lentezza, caratterizzata da un’energia psichica con risposta veloce agli stimoli, un’intelligenza pratica, che nasconde bene profonde inquietudini, una grande adattabilità, anche nel male.

 

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