La Vergine e i suoi simboli

Dopo il solleone di Ferragosto, l’estate comincia a scemare e la natura comincia un nuovo ciclo, vengono raccolti i semi, le foglie cadono bruciate dalla siccità, arrivano le prime brezze settembrine. Dalla sostanza quindi si passa all’essenza.

La Vergine, sesto segno dello zodiaco, conclude il primo ciclo evolutivo segnando la fase di transizione dall’individuazione e dalla coscienza dell’Io-Non Io alla fase della coscienza intuitiva dell’unità cosmica. In altre parole, l’energia eccessiva del Leone rischia di esaurirsi nella sterilità della lotta, quindi l’uomo finisce per constatare l’insufficienza dei suoi metodi di ricerca e scopre, nella Vergine, la scienza e l’intellettualismo.

Il simbolo della Vergine è la stilizzazione di una donna, in piedi, nell’atto di compiere un passo, con una spiga nella mano sinistra e un tralcio vegetale nella mano destra. Le mani formano un movimento (alto-basso) che indica la continuità del ciclo vegetale. Il suo geroglifico è una M tracciata in una grafia gotica in cui dall’ultima “gamba” parte un tratto in diagonale che volge indietro verso il basso: è la stilizzazione dell’immagine della donna.

La M, come lettera, ha molti significati: alcuni la fanno risalire alla lettera runica “madr” che corrisponde alla lettera M del latino, e significa trascendenza, conoscenza superiore.Quindi stiamo parlando di evoluzione spirituale e intellettuale verso la potenzialità universale. Dopotutto, il segno della Vergine, rimanda spesso all’immagine della Vergine per eccellenza, la Madonna. In questa simbologia vediamo anche che il segno assume l’archetipo della Madre e del matriarcato. I colori associati a questo segno sono i colori della Terra come giallo ocra, verde, marrone.

Come nel Leone nasce l’individualità con la prima coscienza dell’Io autonomo nella libertà, così nella Vergine la coscienza si amplia e si affina: si arricchisce il livello razionale e si ridimensiona quello istintivo. Per questo la Vergine è il segno della logica e della razionalità, caratteristiche rafforzate dal suo pianeta governatore Mercurio. Nella Vergine l’uomo si libera dalla schiavitù della materia per innalzarsi al potere dell’intelletto.

La figura mitica più vicina a questo segno è Cerere (dal greco Demetra, “Madre Terra”), dea della terra, del grano, delle piante e della fertilità. Un giorno, Plutone, dio degli inferi, si innamora di sua figlia Proserpina, dea della primavera, e la rapisce con una carrozza trainata da cavalli neri. Cerere la cerca dappertutto ma ovunque vada non le torna indietro altro che il suo stesso eco. E man mano che prosegue a cercare si perde, raggiungendo terre che, col suo passaggio diventano sterili perché Cerere, non accettando che la figlia si sia distaccata da lei, diventa sterile. Volendo mantenere a tutti i costi il cordone che la lega a Proserpina, tradisce il rapporto con la natura e così, il suo calore verginale diventa sterilità distruttiva, e non più forza conservatrice.

Alla fine,  Mercurio, messaggero degli dei, ritrova Proserpina ma si scontra con il rifiuto di lei a lasciare il mondo nuovo offertole da Plutone. Per arrivare a una soluzione si interpreta Giove che prende una decisione saggia: Proserpina vivrà l’inverno negli Inferi, e la primavera sull’Olimpo, insieme alla madre.

In questo mito viene espressa la fusione dell’istintuale con il razionale e il senso vero della Vergine: la visione soggettiva e individuale dell’esistenza si conclude, per aprirsi ad una più vasta valutazione del mondo.

La psicologia del nativo è piuttosto complessa ed è necessario demistificare la svalutazione di questo segno a livello astrologico, a torto ritenuto debole, sfortunato o negativo e che, invece, reca in sé svariate sfaccettature e ambivalenze. La struttura più diffusa è basata sulla caratteristica mercuriale che dà vita a un soggetto nervoso, per cui la sfera mentale e psichica prevale su quella istintuale. Spesso c’è una predisposizione all’inquietudine profonda che determina un continuo oscillare ansioso degli stati di benessere/malessere. La mente è selettiva, fatto che sottende una natura raffinata, spesso occultata dal diniego.

Cerere disperata è simbolizzata nel segno attraverso una tendenza al pessimismo e, a volte, al catastrofico ossessivo. Ma nel segno non c’è solo questo. L’altra parte del mito racconta che Cerere, disperata, raggiunge gli Eleusi, e diventa la levatrice di un bambino, Trittolemo, che poi renderà immortale, a cui insegnerà il modo di coltivare il grano, comandandogli di andare nel mondo a insegnarlo agli uomini. Ecco, è qui che si vede l’altra faccia della Vergine: il senso materno, il suo lato creativo, fertile, fecondo, principio essenziale di vita che si oppone alla Cerere pessimista e nevrotica.

Secondo Freud, nella Vergine, più che il complesso edipico (ben presente nel Cancro), è evidente il complesso dell’analità trattenuta che porta il nativo a essere facilmente troppo economo, puntiglioso, controllato, molto scrupoloso o addirittura maniacale. Nel tipo più evoluto di Vergine, questo complesso viene superato, e allora si ha il tipo intellettuale raffinato. Nel tipo meno evoluto, al contrario,  l’oscuro complesso inconscio costringe l’individuo nei labirinti  dei condizionamenti razionalizzanti che delimitano l’esistenza  nella mediocrità coatta.

Se il nativo riesce a evitare il perfezionismo, equilibrando lo psichico con l’istintuale allora si realizza in una dimensione sovrarazionale, armoniosa e altamente creativa.

Secondo Kretschmer, studioso degni anni Venti, la personalità della Vergine è riconducibile al tipo schizotimico (schizo=divido, thymos=stato d’animo) e cioè a una tonalità psichica caratterizzata da un’energia mentale notevole in cui la fatica appare d’improvviso, una preferenza per i lavori più difficili e fedeltà al compito, una psicosensorialità di grado elevato e rivolta principalmente alla sensibilità interna, una percezione orientata più alle forme che ai colori, una capacità di apprendimento notevole in cui predomina l’analisi sulla sintesi, fedeltà estrema ai propositi, continuità nell’azione.

 

 

 

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