Lo Scorpione e i suoi simboli

Siamo nel pieno dell’autunno, dominano colori spenti, le sere si incupiscono velocemente, i giorni sono sempre più corti: comincia il tempo dello Scorpione.

La natura ha iniziato il suo viaggio nella dissoluzione di tutte le forme: muoiono foglie e radici, il terreno diventa umido, cominciano le prime piogge fredde, sale la prima nebbia. Il ciclo della natura si fa misterioso, sconcertante, si entra nella morte che prepara alla rinascita.

Nello Scorpione non si dissolve solo la sostanza vegetale ma anche l’individualità dell’uomo in modo che le energie evolutive possano operare una nuova azione coordinatrice che prepara la nascita dell’uomo nel mondo intellegibile, l’aldilà.

In questo tempo si celebra la morte e la rinuncia, avviene la santificazione come superamento dell’immanenza, il tema sacrificale si impone in tutta la sua ampiezza come transito necessario del karma: tutto deve morire per essere superato, deve dissolversi per trasformarsi in qualcosa di completamente nuovo.

Dall’Ariete che irradia energia bruta al Toro che la espande in vitalità, ai Gemelli che la ordinano, al Cancro che la gestisce per crearne forme viventi, al Leone che la individualizza, alla Vergine che la trasforma in intelletto, alla Bilancia che la espande in armonia collettiva, ora si arriva allo Scorpione che ne prepara il salto qualitativo nel regno del sovrasensibile.

In astrologia, lo Scorpione viene definito “il cimitero dello zodiaco” e il suo simbolo è una M con una gamba puntuta rivolta verso l’alto. Le prime due aste raffigurano le chele dello scorpione, l’ultima simbolizza la coda velenosa. Il colori associati al segno sono il nero e il rosso, associati ai suoi governatori Plutone e Marte.

Tutta questa simbologia che rimanda a vita-morte-resurrezione è efficacemente raffigurata nell’immagine dello scorpione, animale molto temuto da tutti, la cui vista genera spavento o repulsione; un animale tra i più antichi della terra, sempre uguale a se stesso, da tempo immemore, una bestia che sfugge la luce, aggressiva, che si esprime con l’attacco improvviso alla preda o in una difesa violenta e distruttiva.

E’ l’unico animale che davanti al pericolo estremo sia capace di procurarsi spontaneamente la morte pungendosi col proprio pungiglione.

Il mito che rappresenta meglio questo segno è il mito di Orione. Secondo quanto narra la mitologia romana, Orione nasce dall’urina di Giove, Mercurio e Nettuno che, per ricompensare un contadino che aveva offerto loro un toro in sacrificio nonostante versasse in povertà, generano per lui un figlio. I tre dei urinano nella pelle del toro e la seppelliscono, ordinando al contadino di dissotterrarla dopo nove mesi. Il contadino, passato il tempo, disseppellisce la pelle e vi trova un bambino a cui dà nome di Urion (da “urina”, cambiato poi in Orion / Orione, come ci dice Ovidio nei Fasti :”perdidit antiquum littera prima sonum”).

Crescendo diventa un uomo bellissimo e un grande cacciatore, con un carattere inquieto, nervoso e instabile. Si narra che tentò di violentare persino la dea Diana, con cui condivideva le battute di caccia e che, dopo una vita passata in scorribande e assassinii, Gea, la Terra, gli mandò in contro uno scorpione che lo punse uccidendolo.

Un’altra versione narra che fu Apollo che lo fece uccidere da sua sorella Diana ingannandola. In ogni caso, Giove lo fa salire al cielo, insieme al suo cane fedele Sirio, e lo fa risplendere tra le varie costellazioni.

In questo mito, vediamo subito delle caratteristiche tipiche del segno: lo sprezzo della morte, l’aggressività, la violenza, l’arroganza e lo spirito di vendetta.

A livello psicologico, il primo tratto emergente è l’istintività imperiosa, una spinta aggressiva sempre fuori norma, condita con ostinazione e violenza. Tratti tipici di un segno che subisce tutta l’angoscia esistenziale del sentirsi vivere e agire senza potersi accettare o collocare responsabilmente nella realtà, quasi che la sua vita sia espressione di una potenza a lui estranea.

Il nativo Scorpione non riesce con facilità a riconoscere chiaramente la propria realtà conscia e neppure gli è facile ascendere alla dimensione nascosta del proprio intimo invisibile: sia esso l’inconscio, il Non-Io, o l’occulto, il religioso, il patologico. Per afferrare il senso del proprio destino, deve affrontare e meditare il tema della morte come polo opposto e complementare della nascita. Questo lo si vede chiaramente nell’incontro tra Scorpione e Toro, suo polo opposto e complementare. Nello Scorpione calano le tenebre e comincia il regno dei morti, nel Toro sorge il sole primaverile e la vita biologica comincia un nuovo ciclo. Dal Toro generatore si passa allo Scorpione che, attraverso la putrefazione della materia, non genera esseri ma trasformazione.

Secondo Jung, lo Scorpione apre l’itinerario dall’umano verso il divino ma durante questo percorso, dove Eros si fonde con Thanatos, l’uomo incontra paludi, inferni, ombre. Proprio questo vivere la dualità porta il nativo ad avere una paura istintiva della dissoluzione della propria personalità che si traduce, a volte, in paura di essere o sentirsi liberi, paura di “morire” per non morire veramente.

Questa inibizione di fondo può risultare dalla sospensione in cui il nativo si trova tra la consapevolezza razionale e la spinta cieca verso l’ignoto. Quindi da un lato trattenere, sentire, possedere ciò che è tangibile, dall’altro percepire ciò che è ineluttabile, doversi separare da ciò che si possiede. Di conseguenza il nativo sviluppa un individualismo prepotente che si esprime in una ribellione intima a qualsiasi disciplina. L’autoaffermazione è preponderante e include sempre una nota narcisistica: nel nativo avviene un duello mortale tra negazione e affermazione, cinismo e astrazione, misticismo esaltato e realismo brutale. Tutte le forme vitali gli paiono ostili e d’istinto tende a insorgere contro tutte le armonie.

Il mito di Orione traduce bene la scelta inconscia compiuta dallo Scorpione: il non volersi sottomettere ad alcun amore, perseverando nel rifiuto e nella violenza. Infatti il problema principale del segno zodiacale è rinunciare alla concezione falsa di un ideale troppo virile e ritrovare nella propria anima il proprio femminile. La tentazione dello Scorpione è la distruzione gratuita, la gioia del distruggere che vediamo evidente in artisti come Picasso, Sartre, Dostoevskij.

Con i suoi mezzi personali lo Scorpione è incapace di staccarsi dal freddo raziocinio ma se riesce ad abbandonarsi all’intuito e trova il coraggio di dissolvere ciò che lo tiene legato al piano materiale e sensibile, allora riesce a produrre la rigenerazione definitiva: attraverso la distruzione dell’Io si compie la trasmutazione del Sé e il raggiungimento di nuove facoltà.

Secondo Kretschmer, studioso degni anni Venti, la personalità dello Scorpione è riconducibile al tipo schizotimico (schizo=divido, thymos=stato d’animo) e cioè a una tonalità psichica che oscilla dalla sensibilità all’ipersensibilità, dalla vivacità esagerata alla costanza, dall’instabilità all’ostinazione, caratterizzata da un’energia psichica notevole e dalla preferenza per i lavori più difficili, da una psicosensorialità di grado elevato e rivolta di preferenza alla sensibilità interna, una preferenza per i colori scuri, a tinta uniforme, grande forza di volontà, tenace, perseverante, fedeltà estrema ai propositi, continuità nell’azione, affettività unilaterale e tirannica concentrata su un numero ristretto di persone, tendenza alle grandi passioni, in genere pessimista.

 

 

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