Il Capricorno e i suoi simboli

Dopo il Sagittario, l’individuo corre verso un destino che lo porta fuori di sé, oltre se stesso. L’inizio dell’inverno, che ci porta al Capricorno, segna l’unione della notte più lunga con il giorno più breve, quindi tutto è pervaso da una profonda oscurità delle notti che si fanno sempre più fredde, il sole diurno è pallido e scompare presto per lasciare spazio alla creazione della luce interiore.

Tutto è immobile, arido, spoglio, privo di energia. La neve ricopre tutto, gli animali cercano rifugio, il silenzio si fa assordante. Anche gli uomini amano stare più a lungo nel caldo della casa, protetti dal freddo e dall’ambiente che si fa man mano sempre più ostile. Il Capricorno domina così la fase più drammatica e complessa del ciclo vitale.

Ma se riflettiamo, vediamo che sotto questa apparente immobilità, fatta di aridità e morte, negli strati più profondi della terra c’è l’humus inseminato, lo strato di terreno che si prepara alla nuova fertilità: è qui che la nuova vita prepara i germogli, lontano da sguardi diretti. Ed ecco che troviamo la prima caratteristica del segno: una vita nascosta, lenta e tenace, difesa da uno strato di freddezza.

Il Capricorno segna la fine del ciclo preparatorio delle energie vitali che finalmente passano dalla forma alla sostanza. Il suo geroglifico è molto complesso ed è volutamente indecifrabile, non è mai stato disegnato in modo esatto e a volte viene contrassegnato come “Firma di Dio”. Il Capricorno, comunque lo si disegni, è una figura teriomorfa ossia dalla forma animale: un corpo da capra e una coda di pesce. Due animali che indicano la fusione tra terra e acqua: l’inconscio-spirito nel pesce e il conscio-materia nella capra.

La simbologia del Capricorno ruota attorno all’immagine del Capro o Caprone da cui deriva il nome del canto dei satiri fatto durante le feste di Bacco in cui si sacrificavano animali in onore del dio (Canto del Capro). Il capro, quindi, è un animale dedicato all’orgiastico mondo dionisiaco e non va dimenticato che, nell’atto del sacrificio, l’animale diventa un tutt’uno con il dio in un processo di identificazione e di tributo, espresso con la sofferenza, che riscatta colui che offre e il dio che riceve. Il sacrificio corrisponde al Capro così come il sacrificale e il penitenziale corrispondono al Capricorno: è dentro queste coordinate che si gioca il destino umano del segno sia a livello teleologico che ontologico.

Il mito, però, che maggiormente riflette il segno del Capricorno, è quello del dio Pan, dio pastore, delle selve e dei pascoli, mezzo uomo e mezzo caprone. Pan è un dio potente e selvaggio, raffigurato con gambe e corna caprine, con zampe irsute e zoccoli, mentre il busto è umano, il volto barbuto e l’espressione terribile. Vaga per i boschi, spesso per inseguire le ninfe, mentre suona e danza. È molto agile, rapido nella corsa ed imbattibile nel salto. E’ un dio dalle forti connotazioni sessuali, spesso raffigurato con un grande fallo. In epoca recente è stato individuato come dio della sessualità non procreativa poiché aveva grande difficoltà ad accoppiarsi visto il suo aspetto orrendo.

L’evento per cui il dio viene ricordato è la Titanomachia, dove gli dei dell’Olimpo si mutano in animali, per combattere contro Tifone che voleva vendicarsi della morte dei figli, i Giganti. Tutti gli dei scelgono un animale mentre Pan, essendo già metà capra, decide di mutare solo la propria coda, trasformandola nella coda di un pesce e nascondersi a metà in un fiume. Pan ebbe un ruolo importantissimo nella guerra: dopo che Tifone aveva imprigionato Giove, recidendogli i tendini e donandoli alla sorella Delfine, il cui corpo finiva con una coda di serpente, Pan emise un urlo fortissimo che spaventò il mostro e, con l’aiuto di Mercurio, riconsegnò i tendini a Giove che poi sconfisse Tifone.

In questa simbologia del Capro e di Pan, vediamo caratteristiche importanti del segno: quella principale è il senso tragico del sacrificale, cioè morire sacrificato per il bene comune (da qui il simbolo del capro espiatorio) che è il significato maggiore del segno ma anche la tenacia, l’audacia, la fiducia nelle proprie facoltà, ben esplicitate nel mito di Pan.

Secondo la tradizione cristiana, Cristo nasce sotto il segno del Capricorno e la sua vita, fatta di solitudine, sofferenza, fedeltà, umiltà e passione è anch’essa simbolo di questo segno: in Cristo l’agire si fonde col patire, l’espiazione si unisce al sacrificio. Non per niente nel segno del Capricorno si respira un’aura di fatalismo che ben si esplica nel mito di Saturno, suo governatore.

Saturno si vendica del padre Urano, dio del cielo che, geloso dei propri figli, li nasconde nelle caverne senza permettere loro di uscire. Sua moglie, Gea, rattristata di avere il grembo pieno di figli morti, avvisa i figli dell’abitudine del padre e, tra tutti, solo Saturno decide di vendicarsi. Una notte, quando Urano sta per accoppiarsi con Gea, lo ferisce recidendogli il sesso. Da questo, che cade nel mare, nasce Afrodite. Saturno, invece, assume lo stesso ruolo del padre Urano, diventando dio del tempo. Passato un certo periodo, un oracolo predice a Saturno la stessa sorte del padre. Infatti Saturno, sposato con Rea, diventa irrequieto e rabbioso e decide di mangiarsi tutti i figli per evitare loro di vendicarsi. Saputa l’intenzione del marito, Rea, che sta per partorire Giove, gli dà una pietra che Saturno, ingordo e accecato dalla rabbia, inghiotte. Alla fine, Giove riesce a obbligare il padre a restituire tutti i figli divorati e a prendere coscienza della propria sconfitta, portandolo sull’Isola dei Beati dove il Saturno si trasforma in filantropo.

La lezione psicologica di questo mito è tutta nel senso di destino fatale che si ripete di padre in figlio: vita, morte, risurrezione s’intrecciano con l’amore e con l’odio. La sete di potere, l’egoismo e la vendetta si intrecciano con la dedizione, l’altruismo, l’espiazione.

I tratti simbolici del Capricorno sono evidenti: l’esasperato egocentrismo e la freddezza (Urano/Saturno assetato di potere che non vuole i figli come rivali), un amore violento e la dedizione totale al proprio ideale (Saturno che, per amore della madre Gea, si trasforma in parricida), l’espiazione e la catarsi interiore (Saturno sull’Isola dei Beati dove diventa un dio buono, dedito agli uomini e alla prosperità dell’umanità). Soltanto nell’espiazione e nella solitudine, Urano-Saturno ritrova il senso del proprio destino e qui ritroviamo anche la bipolarità della capra-pesce e di Pan.

Citando Hillman, Urano-Saturno-Capricorno è l’immagine archetipica del Vecchio saggio solitario e del Vecchio Re usurpatore, è il padre di tutto che tutto consuma.

Il Capricorno porta con sé l’immagine della vecchiaia che ritroviamo ovunque: nel senso della vita molto intenso perché condizionato dalla consapevolezza della morte; nell’egoismo intriso di estrema crudeltà o pietà; nell’attaccamento alla vita e quindi la proiezione vitalistica sul futuro; nel forte timore e nella forte insicurezza per la propria vita per cui è sempre intensa la sensazione di nostalgia e di suggestione regressiva.

Tradizionalmente, il nativo Capricorno è descritto come freddo, distaccato, misurato. Questa freddezza, però, altro non è che una difesa che gli evita di esplicitare l’intensa passione che lo domina. Nel Capricorno c’è l’archetipo del figlio reietto, tenuto lontano e respinto ed è per questo che è portato a soffrire un perenne senso di solitudine interiore e il timore angoscioso dell’abbandono e dell’esclusione. Il nativo è un introverso generalmente poco emotivo, è molto ambizioso e capace di superare ostacoli fisici ma anche morali. E’ capace di grande generosità e non richiede riconoscenza alcuna; la sua natura è permeata da una costante angoscia dell’incomunicabilità e dall’autoisolamento  affettivo: una visione quasi autistica dell’amore e dell’unione con il proprio compagno.

Lo spirito del Capricorno è limpido, il suo costume è sobrio. Dualistico, spesso ambivalente nell’affettività, può essere addirittura ostile alle dolcezze dell’amore per quanto ne abbia un bisogno enorme così come è arido e chiuso quando ha deciso per l’autopunizione, la rinuncia o l’atteggiamento sadico. Il Capricorno sa che è stato gettato nel mondo per seguire la fatalità di un proprio destino, conosce sin da piccolo tutti i rischi della solitudine e della nevrosi.

Nel Capricorno, Marte si trova in esaltazione e aggiunge, a tutta questa freddezza e ascetismo, una nota di sensualità, di desideri brucianti e coinvolgenti. Se il Capricorno, quindi, è un ardente affettivo-erotico sotto le spoglie di un freddo egoista, avendo una natura schiva che tende facilmente al distacco, teme la privazione e la perdita, e cerca di evitarla tramite il possesso egocentrico o svalutando ciò che possiede.

Secondo Kretschmer, studioso degni anni Venti, la personalità del Capricorno è riconducibile al tipo ciclotimico (cyclo=circolo, thymos=stato d’animo) melanconico e cioè a una tonalità psichica che oscilla dall’eccitazione alla depressione, dall’allegria alla tristezza, dalla rapidità alla lentezza, caratterizzata dalla tendenza a focalizzare l’attenzione più sull’insieme che sui dettagli, una veduta profonda delle situazioni, senso pratico, prudenza, da un’energia psichica con risposta lenta agli stimoli, un’intelligenza riflessiva-pratica, audace nelle concezioni, capace di passioni intense che esprime con  singolare creatività.

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