Il Pesci e i suoi simboli

Si sta esaurendo la fase invernale, si sciolgono le nevi residue, l’atmosfera si fa meno fredda. Le piogge abbondanti irrorano la terra trascinando via tutto ciò che è arido, statico, inerte. Vengono messi a nudo gli strati di terra più profondi, il vento sferza e strappa le scorze atrofizzate dei rami e, piano piano, spuntano le prime gemme e qualche piccolo stelo.

Con i Pesci entriamo nella fase di dissolvimento e rinascita dove la sostanza torna all’essenza. Lo stato solido si disintegra per tornare al caos primitivo; inizia un nuovo ciclo vitale: misterioso, organico, indeterminato e impreciso.

Il geroglifico dei Pesci è formato dalla stilizzazione di due pesci legati tra loro ma posti in direzione opposta. Da questa unione-opposizione nascono i concetti di moto, energia attiva e perennità. Il pesce di sinistra, che va dall’alto verso il basso, simbolizza il movimento di involuzione dello spirito nella materia; il pesce di destra che va dal basso verso l’alto simbolizza il movimento di evoluzione dalla materia spiritualizzata che torna al suo principio unico. Il legame tra i due pesci simbolici, stabilisce la fissità del movimento rotatorio. I colori associati al segno sono quelli dell’acqua, blu-verde, colori che appartengono anche al governatore del segno, Nettuno.

Il pesce, da sempre, è un simbolo religioso. La religione vi ha visto un’entità acquatica molto prolifica quindi un simbolo di vita e di fecondità che è stato traslato sul piano spirituale come simbolo del rinnovamento e della rinascita perenne già dalle religioni primitive. Quindi non ha affatto quel significato sacrificale e penitenziale che la gente spesso pensa. Basta pensare che, nella simbologia cristiana, il pesce non rappresenta tanto il Gesù crocifisso e morente che induce a condanna e colpa, ma il Cristo salvatore, il redentore, il Pescatore di anime, appunto, che resuscita e redime restituendo a tutti la luce e la speranza.

La caratteristica principale del segno è quella dell’annullamento tra piani differenti, scioglimento dei legami col mondo terreno, concreto, sensibile per raggiungere, attraverso il caos primigenio, l’integrazione dell’umano col divino cioè la ri-naturalizzazione dell’uomo che, nell’accettazione della propria totalità, si sottrae alla tirannia alienante delle richieste esterne che lo vogliono razionalizzare entro i confini della civilizzazione. Per questo i Pesci aprono la via verso la riunificazione totale con il cosmo: è il trionfo animico dell’uomo naturale.

Con il passaggio nei Pesci, dopo aver raggiunto la coscienza individuale nel Capricorno e quella comunitaria nell’Acquario, l’uomo vedrà ciò che non deve essere visto e non vedrà più ciò che ha sempre veduto: è in questa fase in cui la coscienza si immerge nell’inconscio per ritrovare l’unità nella sua essenza. Nei Pesci si sperimenta la frantumazione del razionale, dei canoni culturali e dell’obiettività per riconoscere i misteri dell’anima e dell’essenza divina.

Un mito che riflette il segno dei Pesci è quello della divinità siriaca Atargatis, che i Greci chiamavano Derceto. Quest’ultima, essendo rimasta incinta suo malgrado, dopo aver abbandonato la sua bimba (che diventerà la famosa regina Semiramide), cercò la morte in mare, gettandosi da una rupe; tuttavia Nettuno la trasformò per metà in un pesce, creando  la prima donna sirena. Derceto porterà sempre sulla palle un marchio: quello di non essere né carne né pesce, non più terrestre e umanizzata ma neanche acquatica e pesce.

Il mito simbolizza il comportamento nevrotico dei Pesci in cui l’urto con il reale non viene sostenuto, per cui si preferisce la regressione o il cedimento alla parte più oscura di sé. Derceto rinuncia alla genitalità per obbedire al proprio Super-Io, e il mare la riceve come un grembo o l’abbraccio di una madre distruttiva che accoglie sinistramente la propria figlia nel suo ritorno all’origine che, però, nel mito, altro non è che simbolo di morte. Ovviamente questa rappresentazione mitica è l’espressione più drammatica della condizione dell’uomo, preso tra la rete del reale e l’oscura, risolutiva assoluzione nell’annientamento inconscio.

Questo mito fa prendere coscienza dei confini superiori e inferiori in cui spazia l’anima. Infatti, nel nativo, possiamo vedere sia un individuo inadatto alla vita, sia un individuo in comunione con la vita perché è in questo segno che l’essere è più psichicamente permeabile.

Un altro mito associato al segno è quello di Venere e Amore, perseguitati da Tifone, dio mostruoso metà uomo e metà bestia, legato alle forze vulcaniche e padre dei venti. Per sottrarsi alle sue ire, si gettano nel mare ma Nettuno, vedendoli in difficoltà, manda due splendidi delfini che li portano in salvo. Come ricompensa i due delfini vengono posti tra le stelle, a formare la costellazione dei Pesci. E’ quindi da un gesto d’amore che si genera questo segno zodiacale, infatti Venere e Amore esprimono bellezza, armonia, amore in opposizione a bruttezza, malvagità e violenza di Tifone.

In entrambi i miti dobbiamo notare un particolare: la fuga del protagonista dalla consapevolezza, dall’integrante, per regredire alla protezione dell’originario rapporto primario (Derceto e il salto nel mare-grembo come evitamento della responsabilità adulta) che la difenda dalla realtà sgradevole e insopportabile. Sprofondare nel mare significa precipitare nel gorgo inconscio di una reidentificazione con il materno più profondo. La fuga di Venere, invece, rappresenta la fede nel proprio inconscio e nella divinità (il salto nel mare per sfuggire a un istinto umano e incontrare l’aiuto divino).

Il continuo dissolversi della problematica umana nella dimensione inconscia o nel tema divino, costella il senso ultimo dei Pesci di un carattere di ineluttabilità. La natura del nativo è passionale ed emotiva, caratterizzata da una plasticità psichica e da una reattività nervosa assai ampia. Il nativo tende a voler ampliare i campi dell’Io, a uscire dai propri limiti e spesso si identifica con le proprie immagini interne o con le visioni cosmiche che emergono dalla sua profondità inconscia.

Lo psichismo dei Pesci è tra i più delicati dello zodiaco: l’inflazione emotiva è frequente, per cui la sua obiettività può essere spesso fallace. Il nativo non riconosce alcuna frontiera materiale o psicologica; percepisce il dominio dell’infinito, dell’imprecisato, di tutto ciò che è indeterminato; il mare è il suo simbolo misterioso e Jung insegna che il mare – l’acqua dei Pesci – è il simbolo dell’inconscio perché, sotto brillanti riflessi di superficie, racchiude insospettabili profondità. E’ il luogo più indicato per il sorgere di visioni, cioè per l’irruzione dei contenuti inconsci: i Pesci superano l’ultimo ostacolo per conoscere l'”oltre di sé”.

Secondo Kretschmer, studioso degni anni Venti, la personalità dei Pesci è riconducibile al tipo schizotimico (schizo=divido, thymos=stato d’animo) e cioè a una tonalità psichica caratterizzata da atteggiamento verso la vita distaccato, quasi che la realtà sia il sogno e viceversa, reazione ad ogni stimolo e amante del rischio perché attratto da traguardi lontani, introversione con visione del tutto soggettiva del mondo, complesso di fuga o di sublimazione che può portare a patologie nervose o a grandi creazioni, massiccia tendenza riparativa a colpe mai commesse.

Il nativo dei Pesci è multisfaccettato, si può incontrare quello che vive chiuso nel suo mondo di magia e illusione, quello nevrotico, quello irresoluto, l’evasivo, il sognatore, il tossicodipendente ma anche quello che incarna la grande nostalgia dell’Assoluto, che segue una vita superiore, creativa, intellettuale, tutta permeata da tensione morale e spirituale, comprese persone dal forte intuito e da capacità extrasensoriali, il mistico, il veggente. La linea di demarcazione tra i vari tipi è sottile, sfumata, mai netta.

Il segno dei Pesci rappresenta il temine dell’umana evoluzione e porta in sé, implicita, tutta la strada percorsa dall’Ariete in poi. Come nella natura il ciclo vegetale sta per lasciare il buio inverno, così nella natura umana si sta per superare lo stadio ultimo della condizione immanente e circoscritta per accedere all’universo della perfezione divina, attraverso il superamento e il distacco dalle passioni e gli orizzonti limitati.

 

 

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