Giallo

Il giallo appartiene alla costellazione archetipica della luce senza però identificarsi con essa, infatti ne costituisce un’ “attenuazione lievissima”, scrive Goethe. Il giallo, quindi, è strettamente legato al simbolismo della luce, pensiamo alla luce degli astri, del sole ma anche a quella metaforica della conoscenza e degli stati di illuminazione. Il giallo è simbolo di intuizione, intelligenza, comprensione, stesse caratteristiche che si trovano nel topazio, pietra di colore giallo.

L’aspetto fenomenologico più evidente della luce è l’irraggiamento: uscendo dalla sua sorgente, la luce si irradia in tutte le direzioni. Lüscher  puntualizza che al giallo appartiene  il carattere psichico di apertura, espansione e fuga; Kandinskji gli riconosce un movimento”di irraggiamento della forza all’intorno”. Insomma, il giallo non vuole essere limitato: è il colore dello sfogo, dell’espansione, dello sbocco, della liberazione, della fuga.

Il giallo esprime un’energia accumulata nel momento in cui si libera, si scarica e si sfoga. Corrisponde allo scoppio di una risata, all’orgasmo, alla soluzione di un caso in un film giallo (!) tutto giocato su un crescendo.

Nei suoi aspetti radianti, luminosi e aerei, il giallo è colore che sfugge e che respinge lo guardo, che non penetra e non viene assorbito, che non invita a entrare, che non inclina all’approfondimento. E’ un colore leggero in senso complesso, sia fisico che psichico.

Il giallo è il colore di superficie e superficialità, ha un “carattere frivolo, che si spreca dappertutto” scriveva Kandinskji. Lüscher, invece, ribadisce che questa superficialità investe le dimensioni emotive e percettive con il suo carattere aereo, leggero, frivolo, mutevole e volubile. Il vissuto emotivo rappresentato dal giallo è come la vista suscitata da un’edicola: lo sguardo si posa su centinaia di titoli, tra cui, i più efficaci, suscitano emozioni legate all’effimero di una notizia che si brucia nello spazio di un giorno; una molteplicità di stimoli cattura la curiosità per un attimo, desta l’interesse di un istante, solletica la ricerca del nuovo ma in forma poco approfondita – proprio come fa il giallo.

Questo suo carattere di superficialità si presta a svariati atteggiamenti che si reggono sui meccanismi psichici della fuga e dello scarso legame con la realtà.”Potrebbe fungere da rappresentazione cromatica della follia, di un accesso di furore, della cieca follia della frenesia” scriveva Kandinskji, alludendo a questi comportamenti in cui “il malato assale gli altri, disperde le sue energie fisiche in tutte le direzioni, le spreca disordinatamente e a piene mani finché non le ha esaurite totalmente”. Qui il pittore, con il termine follia, allude a forme di raptus psicotico in cui ravvisa la manifestazione esasperata e patologica del carattere di irraggiamento del giallo.

Sull’altro versante, in  quanto colore della luce, il giallo acquisisce un aspetto gioioso e vivace sottolineato da vari autori “possiede una qualità dolcemente stimolante” secondo Goethe; “ha un effetto di leggerezza, è splendente, stimolante e quindi riscaldante” per Lüscher; “mette lo spettatore in apprensione, lo eccita, lo stimola” secondo Kandinskji.

A differenza del blu e del verde, colori prevalentemente quieti e statici, e similmente al rosso, il giallo è un colore vivo, dinamico, attivo, eccitante. La stimolazione del giallo può accrescersi fino a diventare acuta, mettendo quasi a disagio lo spettatore, agendo sull’animo in modo sfacciato e molesto. Questo avviene soprattutto con i toni più chiari che, secondo Kandinskji, emettono un suono “di tromba acuta suonata sempre più forte”.

Il giallo, dunque, al pari del rosso, possiede energia, ma in forme diverse. Gli corrisponde una spinta impellente ed erompente che ne esalta il carattere eccitante e che contemporaneamente lo irradia in ogni direzione facendosi espansiva, dispersiva, frivola, proiettata in ogni direzione dello spazio e del futuro, indifferente rispetto all’obiettivo.

In quanto associato alla luce, il giallo esprime, psicologicamente, il potere illuminante della coscienza e traduce cromaticamente le esperienze di illuminazione. Nel più stereotipato gergo dei fumetti la comprensione improvvisa è raffigurata con una lampadina gialla che si accende in testa. Nel più sofisticato gergo psicoanalitico diremo che il giallo corrisponde all'”insight”, alla presa di coscienza chiarificatrice.

Il giallo però non è la luce, come abbiamo già detto. E’ luce attenuata che simbolizza, quindi, una coscienza relativa e cioè quella coscienza di cui è capace il nostro Io, cioè limitata e parziale, generica e incapace di mettere a fuoco aspetti concreti e specifici. Possiamo leggere in questa prospettiva simbolica la proprietà attribuita dalla magia al topazio: quella di rimediare i difetti di visione e di ridare una chiarezza limpida, più estesa, meno astratta.

E’ legittimo attendersi che il giallo compaia come attributo del divino a esprimerne le caratteristiche solari, il carattere luminoso e il potere di illuminazione. In Cina è il colore dell’imperatore, quindi interdetto a chiunque altro; nella Grecia antica era associato al dio Elios e ad Apollo; presso gli Atzechi il giallo colorava le rappresentazioni della divinità Huitzilopochtli che rappresentava il sole allo zenit; nell’iconografia cristiana raffigura Gesù Cristo, che è dipinto biondo (facendo violenza a ogni verosimiglianza etnica).

Per le sue caratteristiche è associato soprattutto al Leone, all’Ariete e, nelle tonalità pastello, ai Gemelli. Potrebbe essere utile ai segni fissi come Toro, Scorpione e Acquario per renderli più versatili,  al Capricorno per ammorbidirlo, al Cancro per rallegrarlo.

Chi ama il giallo è estroverso, gioioso e amante delle novità, ha una fantasia molto fervida e una grande immaginazione. Manifesta una vitalità a fasi alterne con picchi più o meno alti. Ha sempre tante idee ma non è costante. E’ ottimista, si aspetta sempre il meglio, ama rinnovarsi e guardare in alto. Ama essere ammirato e soffre la solitudine.

Chi non ama il giallo, si sente spesso deluso nelle sue aspettative e poco stimato. Ha poca stima di sé ed è spesso dubbioso nelle scelte.

A questo colore è associato il terzo Chakra, il Manipura, che si trova nella regione corrispondente al plesso solare e rappresenta la forza di volontà, l’efficienza e il carisma.

Per saperne di più sul terzo chakra, leggete il mio articolo https://tarocchiacolori.com/?s=terzo+chakra

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Nero

S. Giovanni scrisse: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Beh, noi potremmo – senza offesa – parafrasare questo incipit con: “In principio era il nero, il nero era presso Dio e il nero era Dio” poiché il principio di tutti i principi è avvolto nell’oscurità, nelle tenebre e, “che il nero sia tenebra non v’è alcun dubbio”, come disse Steiner.

Molte mitologie fanno nascere il cosmo dalle tenebre e questo, a livello psicologico, descrive in maniera allegorica l’emergere del conscio dal buio dell’inconscio. Nella Genesi è scritto che prima del “fiat lux”, “le tenebre erano sulla faccia dell’Abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”, quindi è evidente che, nel momento preciso dell’inizio, Dio non è assolutamente luce, anzi, la luce è la sua prima creazione.

Quindi nello spazio pre-creazione regna sovrano il buio e l’infinito. E il nero può essere correttamente descritto come l’infinito che dorme nella propria infinità. Lüscher lo descrive come il colore del nulla che corrisponde alla più assoluta negazione, Kandinskij, invece, lo descrive come “un nulla dopo lo spegnimento dei sensi”, “come un silenzio eterno senza futuro e speranza”. Nella sua negazione, però, risiede la massima potenza espressiva, il nero è un confine sul quale si dissolve ogni forma di vita colorata e da cui può prendere vita qualsiasi forma poiché il Nulla del nero contiene, in potenza, il Tutto. Infatti è nelle tenebre che poi si origina la luce, la forma, la vita.

Quindi il nero è il colore che caratterizza energie occulte  e non ma sempre smisurate, pensiamo anche solo al fatto che per secoli la civiltà industriale ha proseguito il suo corso usando il carbone e, adesso, il petrolio detto “oro nero”.

Nella dialettica conscio (bianco)-inconscio (nero), il nero è sempre il colore dell’ignoto, dello sconosciuto, del misterioso. Infatti le cerimonie di iniziazione venivano praticate di notte poiché, tramite l’iniziazione, il passaggio, la persona abbandonava la tenebra della non conoscenza per raggiungere un nuovo livello di consapevolezza. Di conseguenza il nero è il colore dell’ignoto, dell’ignoranza, del mistero e diventa colore del segreto, dell’occulto, del non-noto nell’accezione più ampia.

A un livello molto prosaico, anche l’occulto quotidiano di tenere segreto al fisco la contabilità si dice “in nero”. A livelli più metafisici, in tutti i tempi, uomini di ogni levatura hanno celebrato rituali che alludono alla ricerca di livelli superiori di conoscenza e che si ispirano a una più ampia manifestazione di coscienza, intuendo che, come scrisse Steiner, “nelle tenebre c’è il futuro che viene”. Come per la mitologia dal nero primordiale nasce la luce, così per la psicologia dall’inconscio del buio nasce la coscienza. In altre parole: il nero primordiale è la madre del colore e l’inconscio è la madre della coscienza.

Secondo Matisse, il nero “è una forza”: in effetti, coloro che lo usano sanno come impiegarlo per evidenziare e dare vigore a un’immagine. Ma la forza del nero va dosata con delicatezza: la sua potenza potrebbe oscurare il resto finendo per appiattirlo invece che vivacizzarlo. Il nero intensifica il significato dei colori che gli sono adiacenti, per esempio, secondo Lüscher, il rosso viene dinamizzato ed esasperato nella sua caratteristica di aggressività se affiancato al nero. E’ per questo che il binomio nero-rosso associato alle raffigurazioni del diavolo ne potenzia il significato energetico-pulsionale e ne rafforza l’aspetto diabolico. Per lo stesso motivo, in certi quadri di van Gogh, il nero conferisce agli altri colori una forza incontenibile e una potenza coattiva, facendosi anticipatore della devastazione psichica dell’artista.

Di conseguenza, il nero simbolizza il pericolo che la nostra coscienza possa essere risucchiata dall’inconscio e quindi rappresenta il rischio di venire posseduti da parte dell’Ombra. Il nero, infatti, spesso esprime l’angoscia davanti a scenari evolutivi insidiati da un pericolo, da una potenza che può sconvolgere e annientare il benessere personale, la maturazione psichica e la vita stessa.

Non possiamo trascurare, infatti, che l’Ombra, l’Es, il rimosso (tutti concetti psicologici che sono in relazione col simbolismo del nero) assumono connotazioni spesso tragiche per la distruttività, la violenza, l’intolleranza, la volontà di annientamento che emanano.

Entrando in connessione con gli aspetti esasperati e devastanti dell’Ombra, esprimendo le parti distruttive e pericolose della personalità, il nero diventa il colore stesso del male. Per esempio, nella tradizione ebraica il nero è il colore delle anime dei malvagi e, nell’inferno dantesco, il colore nero accomuna i peccatori (“l’anime più nere”) con i diavoli, che altro non sono se non angeli neri.

Il male che questo colore esprime è, quindi, anzitutto aggressività e distruttività. Con questo significato entra in un variegato corteo di figurazioni, prima tra tutte la magia nera che cerca di attivare forze occulte a scopo distruttivo. Ma anche locuzioni come “pecora nera” rimandano a tratti ostili e aggressivi. Nella mitologia greca, le figure nere più aggressive e distruttive sono le Furie. Per estensione, il nero acquisisce una coloritura malefica o, almeno, negativa. Per esempio, il 12 ottobre 1929, giorno del crollo della borsa di New York, fu soprannominato il “giovedì nero”. Altre locuzioni negative usate quotidianamente sono “giornata nera”, “essere di umore nero”, avere una “sfortuna nera”.

Per Lüscher “il nero è l’assoluto, l’inappellabile” e per queste caratteristiche diventa colore mortuario, funerario, lugubre. Naturalmente la morte esprime nel nero gli aspetti che sono sintonici con i suoi significati di annientamento, dissoluzione, fine e il suo carattere assoluto, definitivo. Di conseguenza il nero diventa colore della malinconia, della tristezza, della loro forma patologica, la depressione che, un tempo, era detta “melancolia” e cioè “bile nera”. Clinicamente sappiamo che chi soffre di depressione tende a scegliere il nero come colore principale, ama il buio, si sente in un “buco nero”, metafora tristemente felice perché in astronomia il buco nero è un fenomeno che inghiotte la luce, che dissolve le forme di esistenza, che non contiene né forme né colori. Il vissuto soggettivo della depressione si caratterizza in effetti nello spegnimento di ogni scintilla di vivacità e di interesse, per il dissolvimento dell’eros e della libido e il nero traduce cromaticamente quello che Jung definì “il tenebroso abisso della solitudine interiore”.

La morte, comunque, è un passaggio iniziatico e quindi, innegabilmente, il nero è un colore che ci avvolge: dalla nascita (l’inconscio) alla morte (l’iniziazione).

Per le sue caratteristiche è associato soprattutto a Capricorno, Scorpione, Sagittario, segni molto combattivi, ambiziosi, ribelli.

Chi ama il nero sente che il futuro non gli riserverà grandi soddisfazioni o sorprese e ritiene responsabile di questa mancanza di opportunità sia il mondo in cui vive sia la società. Da queste convinzioni, spesso inconsce, deriva un comportamento apparentemente rinunciatario che può sfociare in rabbiose ribellioni. Chi ama questo colore non vuole prendere ordini dagli altri, non vuole rinunciare a niente, vuole seguire solo la propria volontà. Nello stesso tempo può indicare una persona che si rifiuta di lottare, nega la realtà in cui vive e quindi diventa aggressivo e distruttivo a tutto tondo. Infatti il nero è il non-colore per eccellenza e può indicare chi non vuole prendere posizione perché non ha un nemico definito e, di conseguenza, si sente “contro tutti”. Nell’amore per il nero, però, c’è sempre tanto anticonformismo, voglia di provocazione e desiderio di sedurre fisicamente gli altri. Chi ama questo colore ha sempre una grande voglia di stupire gli altri.

Chi non ama il nero, è coraggioso, vuole andare fino in fondo alle cose, trovare soluzioni, battersi, affrontare le sfide senza demoralizzarsi davanti agli ostacoli. Pretende dagli altri molto più di quello che può/vuole fare per loro.

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Blu

Il blu è il colore degli spazi infiniti del cielo e del mare, degli orizzonti irraggiungibili, delle profondità insondabili.

Si colloca al polo opposto rispetto al rosso. Ha un effetto fisiologico sedativo, rallenta le funzioni vegetative come il ritmo cardiaco, il ritmo respiratorio e la pressione sanguigna. E’ il colore della calma, dell’appagamento, della quiete; ha una forza centripeta (opposta a quella centrifuga del rosso), indica staticità, stabilità (è il colore dell’ ONU che lo usa come simbolo di pace e fratellanza), introversione e introspezione.

Il blu, a differenza del rosso che si staglia chiaramente a contatto con il nero, fa fatica a differenziarsi dal nero: non stupisce, quindi, che nell’antichità sia durata a lungo una certa ambiguità terminologica relativa al blu/nero/scuro. Solo dopo l’anno Mille il blu entra progressivamente nel codice cromatico occidentale fino a quando, nel XIII secolo, riuscirà a distinguersi nettamente dal nero e dai colori scuri in generale e ad assumere la sua vera e unica personalità. Da quel momento il blu diventerà il colore caratterizzante del mondo occidentale (circa il 50% della popolazione occidentale preferisce questo colore rispetto a qualsiasi altro).

Ma il blu prende e mantiene i significati di profondità, oscurità, quiete e morte che sono propri del nero, nonostante la sua differenziazione. Secondo Goethe, “è il nero che si schiarisce” ciò che dà vita al blu. Lo scrittore lo collega con l’ombra, l’oscurità, la freddezza, il distacco.

La società industrializzata è una comunità monocromatica o bicromatica che si basa su luce e oscurità (bianco e nero), caldo e freddo (rosso e blu). Nel modo corrente di intendere i colori, le gradazioni tendenti al rosso sono definite “calde” e quelle al blu “fredde” ma non è corretto. Solo alcune sfumature di blu sono fredde e, precisamente, quelle che virano al verde. Quindi definire “freddo” il blu è impreciso e l’interpretazione di Goethe è cromaticamente errata.

Infatti, se ci pensiamo, il blu equivale certamente alla quiete ma non semplicisticamente al freddo: la tranquillità non è per forza distaccata e gelida. Può essere benissimo profonda, costruttiva, nostalgica, misteriosa e accogliente – tutte qualità invitanti del blu.

Kandinskij affermava che “quanto più il blu è profondo, tanto più fortemente richiama l’uomo verso l’infinito, suscitando in lui la nostalgia della purezza e del sovrasensibile”: insomma, il blu esprime la dimensione elevata e immateriale ben rappresentata nella dialettica Dio e Uomo, Cielo e Terra, Anima e Corpo in cui, al primo termine, spetta sempre il colore blu. Ma la connessione con un essere superiore, una divinità, è molto antica: il valore uranico del blu è da sempre stato utilizzato per rappresentare cromaticamente l’unione di una figura con il cielo.

La stretta connessione tra blu e cielo partecipa questo colore all’idea di forze e di poteri ultraterreni, per esempio in India il blu era ritenuto protettivo contro la peste, in certe aree dell’Estremo Oriente si ritiene che il blu protegga dal malocchio, gli Egizi usavano amuleti con pietre blu (lapislazzuli) o dipinti di blu per rappresentare l’occhio di Osiride, lo scarabeo celeste, l’orbita solare e altri simboli sacri che servivano a rafforzare, amplificare o modificare la loro funzione magica.

Il carattere di permanenza e di eternità del blu lo collega a un altro suo significato: la fedeltà. Infatti il blu è il colore per eccellenza dell’amicizia, della dolcezza, della lealtà.

In breve, essendo il colore della calma, della tranquillità, dell’introspezione e della lealtà è anche il colore della sapienza, della meditazione, del femminile affettuoso (pensiamo al manto della Madonna), del regno del cuore: il blu possiede un’importante tonalità emotiva molto lontana da freddezza e assenza.

Per le sue qualità è associato soprattutto ai Pesci e al Cancro. Potrebbe far bene a tutti coloro che tendono a essere troppo ansiosi o agitati o nervosi come, per esempio, i segni di Fuoco e i Gemelli. Mentre potrebbe far risplendere, usando tonalità accese e vibranti, il lato creativo e affettuoso di Bilancia, Acquario, Capricorno e Scorpione. Il blu ha moltissime sfumature, acciaio, di Persia, elettrico, marino, cobalto: ognuno può trovare la sfumatura più adatta.

Chi ama questo colore è una persona che prova sentimenti profondi, generosa, tranquilla, spinta all’azione dal forte desiderio di trovare il proprio equilibrio interiore. Un idealista che però ha bisogno delle tradizioni per costruire la propria stabilità. Non ama gli ambienti troppo caotici, il rumore assordante e le persone iraconde.

Chi non ama questo colore generalmente è ansioso e non si sente particolarmente apprezzato. Tende alla depressione se il suo ambiente, le sue amicizie, il suo contesto non rispondono all’idea che ha di sé.

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Viola

L’alchimia conosce due vie: quella della mano destra (attiva, estroversiva, maschile, violenta) e quella della mano sinistra (passiva, introversiva, femminile, intuitiva). Nel linguaggio dei colori potremmo associare la mano destra al colore rosso, la sinistra al colore blu. Entrambe mirano alla ricomposizione dell’unità, cioè all’integrazione degli opposti in una dimensione di totalità e integrazione.

Quindi la simbologia alchemica, in questo caso, esprime l’essenza del percorso trasmutativo che ogni uomo compie, realizzandolo per gradi diversi di riuscita e  livelli diversi di consapevolezza. In altre parole, mira alla sintesi delle proprie ambivalenze e antitesi cercando di comporle in un’unità completa e integrata che faccia di lui un individuo intero, finito, perfetto.

Lüscher, psicoterapeuta, sociologo e filosofo svizzero, inventore del famoso “Test dei colori di Lüscher” scrive che il rosso trova il suo appagamento nel blu e viceversa. La via rossa vuole raggiungere l’identificazione tramite la lotta e la conquista; la via blu attraverso la dedizione. Entrambe vogliono l’identificazione e l’unità.

Questa premessa è fondamentale per poter cogliere il significato simbolico del colore viola che trova il suo senso primario proprio in questo suo nascere come colore che stempera altri colori, che diluisce voracità e dilatazione, passione e intelligenza.

Il viola non è un colore presente in natura, per poterci tuffare nel viola dobbiamo avere la fortuna di osservare il cielo in determinati momenti e passaggi; in natura il viola è il contrario del verde, che è infinitamente rappresentato. Nella realtà esoterica possiamo speculare molto se nella realtà oggettiva il viola esista in quantità maggiori di quelle che sappiamo percepire o se la sua assenza nel nostro mondo esperienziale sia dovuta alla sincronicità o se appartenga a mondi futuri di manifestazione della vita. Di certo il viola è un colore di sintesi degli opposti e questa sintesi altro non è che l’evoluzione psichica in cui noi siamo manifestamente e dichiaratamente carenti.

Il viola è il colore più usato nei movimenti di genere: ricordiamo che negli anni Settanta ci fu la rivoluzione femminista e il viola divenne un colore diffuso, nella moda, nel design, nella cultura perché simbolo di un tentativo di integrazione tra due archetipi, il maschile e il femminile, e di riabilitazione del diverso e dell’alternativo, avendo anche il potere di ridestare il fascino del magico e dell’occulto.

Per Lüscher il viola è il colore della transizione: oltrepassa il confine del proprio regno fidato per entrare in un altro territorio, inaffidabile e carico di mistero. Quindi il viola significa metamorfosi, sconfinamento in un altro mondo, dove vigono valori spirituali differenti.

Essendo archetipo di ciò che, trasformandosi, si fa diverso, il viola colora in maniera caratteristica i mondi della diversità: non solo sessuale (femminismo ma anche androginia e omosessualità) ma anche dell’occultismo e dell’esoterismo (in alcuni mazzi di Tarocchi l’Appeso e la Ruota sono immersi nel viola per caratterizzare la loro infinita capacità di mutamento), del magico e del fantastico, del desiderio e dell’incantesimo.

Il viola è un colore trasversale, associato soprattutto ai segni d’Acqua, che sono i più percettivi e osmotici con l’ambiente (Cancro e Scorpione) e i più mistici e visionari (Pesci) ma anche al Sagittario, nel suo essere filosofico e viaggiatore (quindi attratto dal “diverso”). Potrebbe far bene a tutti coloro che tendono a essere un po’ troppo razionali e calcolatori come, per esempio, i segni di Terra. Il viola ha moltissime sfumature, ametista, glicine, pervinca, melanzana, violetta: ognuno può trovare la sfumatura più adatta.

Chi ama il  viola, tende ad identificarsi con il prossimo, agisce spinto dal desiderio di essere compreso, preferisce usare modi gentili, è apprensivo, impacciato e trova difficile tenere sotto controllo il suo lato emotivo. Ama l’arte, è creativo, preferisce vivere sensazioni forti e ama il contatto diretto con le persone e con l’ambiente che lo circonda.

Chi non ama questo colore tende a essere diffidente e ipercritico e usa la razionalità come unica e sola arma per proteggersi da qualsiasi stato emozionale.

Spesso attori e compagnie teatrali rifuggono da questo colore perché, nel Medioevo, durante la Quaresima, erano vietati spettacoli e rappresentazioni teatrali e quindi era un periodo di grande disagio economico per gli attori. Inoltre il viola è un colore associato alla penitenza e alla sofferenza: è il colore liturgico usato nel giorno dei morti e durante la Quaresima.

A questo colore è associato il settimo Chakra, il Sahasrara, il più importante di tutti. In questo chakra, detto “della corona”, stabiliamo i rapporti con il divino poiché rappresenta il continuo fluire della nostra coscienza e il raggiungimento di una piena consapevolezza interiore ed esteriore. Per saperne di più sul settimo chakra, leggete il mio articolo https://tarocchiacolori.com/2016/10/15/il-settimo-chakra-lilluminazione/

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Verde

tensione, conservatorismo, abitudini

Dopo essersi un po’ appannato a cavallo tra Ottocento e Novecento per colpa della Rivoluzione industriale, oggi il verde è tornato di moda. E’ simbolo di attenzione verso l’ambiente e verso la salute (per esempio, loghi di enti e associazioni di natura ecologica, la croce delle farmacie, i camici dei chirurghi). Rappresenta la natura incontaminata, la fiducia verso il futuro, la serenità, la giovinezza, la prosperità (è il colore dei soldi).

L’iconografia cristiana veste di verde la personificazione della Speranza, una delle tre virtù teologali insieme alla Fede (bianca) e alla Carità (rossa). La Speranza è rappresentata dalla Risurrezione di Cristo che rinasce in primavera, nel pieno germogliare e fiorire della natura. La radice etimologica delle lingue occidentali (per esempio il latino veridis e l’antico inglese growan) indica crescita, sviluppo e si lega al ciclo della natura che sboccia.

Il verde è uno dei colori più utilizzati e presenti al mondo: nel mondo arabo è un colore identitario (il verde delle oasi rappresenta beatitudine e salvezza nel contesto desertico), in Cina rappresenta, tramite un dragone di colore verde, lo yin – uno dei due principi originari che regolano le leggi della natura. Il verde possiede tantissime sfumature, ad esempio verde chiaro, verde acqua, verde muschio, verde palude, verde asparago, verde giada, verde erba, verde trifoglio, verde oliva, verde foresta, verde pino, verde smeraldo.

Si può dire che il verde è un colore assolutamente positivo anche se, in passato, ha avuto connotazioni davvero sgradevoli come essere associato all’immaturità, all’essere acerbo, non pronto. In molte lingue sia del mondo classico sia del mondo moderno orientale non esiste un termine che differenzi il “verde” da un generico “scuro/blu”.

Il verde fresco e luminoso delle foglie può trasformarsi nel verde marcio della degradazione, della putrefazione, della morte. Per esempio, se una persona ha un colorito verdastro è evidente che non goda di buona salute e quindi il verde, da colore della vita, diventa colore di malattia e di malessere. Il verde è  anche il colore dell’invidia e della rabbia, del veleno, della gelosia.

Nello spettro di luce si colloca tra il giallo e il blu e  di conseguenza il verde indica uno stato di tensione, risultato del senso di quiete emanata dal blu e dell’energia infusa dal giallo. Questa tensione porta spesso a una certa resistenza verso i cambiamenti. Chi predilige il verde tende a sentirsi superiore, ha la necessità di far bella figura e buona impressione. E’ un conservatore ed un abitudinario.

Il verde ha effetto rilassante e favorisce la calma.E’ il colore dell’Io e della vitalità. Porta benefici a chi è ansioso per cui è utile dipingere di verde la camera da letto. Un tavolo o una tovaglia di colore verde potrebbe aiutare in caso di masticazione frettolosa e vorace poiché instilla un senso di calma e benessere. Anche mangiare cibi verdi aiuta a calmarsi e rilassarsi.

Il verde è stato abbinato a Venere, dea della bellezza e pianeta verde, per la sua natura rilassante e per il suo essere simbolo di prosperità e di giustizia. Di conseguenza è il colore associato alla Bilancia e al Toro ma potrebbe far bene a tutti coloro che tendono a essere troppo rivoluzionari e caotici come, per esempio, tutti i segni di Fuoco (Ariete, Leone, Sagittario), di Acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) e, infine, all’Acquario.

Chi non ama questo colore è costantemente soffocato dalla morsa degli obblighi e dei doveri e si sente costretto a compiere azioni che non vuole. Spesso è frustrato perché crede di non essere all’altezza delle sue (grandi) aspettative.

A questo colore è associato il quarto Chakra, l’Anahata, centro dai 12 petali posizionato nella regione cardiaca, nell’asse del midollo spinale. Qui, fino ai 12 anni di età, vengono prodotti gli anticorpi che ci proteggono dalle malattie e da altri agenti nocivi. Per saperne di più sul quarto chakra, leggete il mio articolo https://tarocchiacolori.com/?s=quarto+chakra

Rosso

rosso, marte, ariete

Forte, caldo, vivo, il rosso è uno dei tre colori primari insieme al blu e al giallo. E’ il colore del sangue, del fuoco, del sole all’alba e al tramonto, delle bacche e dei frutti del sottobosco. Il rosso è un colore ancestrale, usato come primo colore insieme al nero nelle pitture più remote. Insieme al nero compare  anche nel calamaio degli scribi egizi e dei monaci medievali. Entrambi sono i colori dei semi delle carte da gioco e della roulette.

Il rosso è il colore per antonomasia: in alcune lingue, come il latino e lo spagnolo, “colorato” significa anche  “rosso”, mentre in russo l’aggettivo “rosso” significa anche “bello”.

E’ un colore fondamentale per la storia dell’uomo, è ricco di valori simbolici, è facile da ottenere ma ha moltissime varianti come, per esempio, la porpora, costosissima, che si ottiene da molluschi marini della famiglia dei murici o dal guscio di cocciniglia. Oltre a questa, ricodiamo anche altre varianti come il vermiglio, il carminio e il paonazzo.

Grazie alla sua immediatezza e alla sua valenza universale, il rosso è diventato sinonimo di pericolo nei semafori e nei cartelli stradali oppure simbolo di prestigio, pensiamo ad esempio al tappeto rosso che accoglie le sfilate dei divi o alla porpora cardinalizia.Nel campo dei motori il rosso è sinonimo di velocità.

A livello psicologico, il rosso è simbolo dell’energia sia mentale che fisica. Usare questo colore aiuta a combattere la passività perché dona una straordinaria forza sia psichica che motoria. E’ il colore dell’estroversione e della forza di volontà, è sinonimo di passione e fiducia in se stessi. Ha la capacità di stimolare la creatività e aumenta le capacità di autoconservazione.

E’ stato dimostrato che l’esposizione al rosso accelera i battiti cardiaci, quindi è indicato se si soffre di problemi circolatori. Stimola la produzione di adrenalina e fa salire (di poco) la pressione arteriosa. E’ molto utile in caso di malinconia e depressione, perché rende loquaci, aperti, attenti, passionali.

Il rosso è stato abbinato a Marte, il dio della guerra e il pianeta rosso, per la sua natura aggressiva e per la sua associazione al colore del sangue. Di conseguenza è il colore associato all’Ariete ma anche allo Scorpione e al Capricorno poiché tutti e tre sono segni marziani, combattivi, irruenti. Per questo motivo potrebbe far bene a tutti coloro che mancano di queste caratteristiche e, nello specifico, a Pesci, Cancro, Bilancia, Gemelli e Toro.

Chi non ama il rosso è una persona  che tende a vivere in maniera defilata, dietro le quinte, senza alcun desiderio di essere protagonista. Tende a fare sempre le stesse scelte e a battere percorsi già conosciuti evitando sorprese e novità. Generalmente è un introverso chiuso, che ama poco l’estroversione altrui da cui si sente minacciato.

A questo colore è associato il primo Chakra, il Muladhara, il chakra dell’osso sacro che corrisponde al plesso pelvico e interessa la sessualità e, psicologicamente parlando, è fondamentale per la creazione delle nostri basi psicologiche e sociali. Per saperne di più sul primo chakra, leggete il mio articolo https://tarocchiacolori.com/?s=primo+chakra