Nero

S. Giovanni scrisse: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. Beh, noi potremmo – senza offesa – parafrasare questo incipit con: “In principio era il nero, il nero era presso Dio e il nero era Dio” poiché il principio di tutti i principi è avvolto nell’oscurità, nelle tenebre e, “che il nero sia tenebra non v’è alcun dubbio”, come disse Steiner.

Molte mitologie fanno nascere il cosmo dalle tenebre e questo, a livello psicologico, descrive in maniera allegorica l’emergere del conscio dal buio dell’inconscio. Nella Genesi è scritto che prima del “fiat lux”, “le tenebre erano sulla faccia dell’Abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”, quindi è evidente che, nel momento preciso dell’inizio, Dio non è assolutamente luce, anzi, la luce è la sua prima creazione.

Quindi nello spazio pre-creazione regna sovrano il buio e l’infinito. E il nero può essere correttamente descritto come l’infinito che dorme nella propria infinità. Lüscher lo descrive come il colore del nulla che corrisponde alla più assoluta negazione, Kandinskij, invece, lo descrive come “un nulla dopo lo spegnimento dei sensi”, “come un silenzio eterno senza futuro e speranza”. Nella sua negazione, però, risiede la massima potenza espressiva, il nero è un confine sul quale si dissolve ogni forma di vita colorata e da cui può prendere vita qualsiasi forma poiché il Nulla del nero contiene, in potenza, il Tutto. Infatti è nelle tenebre che poi si origina la luce, la forma, la vita.

Quindi il nero è il colore che caratterizza energie occulte  e non ma sempre smisurate, pensiamo anche solo al fatto che per secoli la civiltà industriale ha proseguito il suo corso usando il carbone e, adesso, il petrolio detto “oro nero”.

Nella dialettica conscio (bianco)-inconscio (nero), il nero è sempre il colore dell’ignoto, dello sconosciuto, del misterioso. Infatti le cerimonie di iniziazione venivano praticate di notte poiché, tramite l’iniziazione, il passaggio, la persona abbandonava la tenebra della non conoscenza per raggiungere un nuovo livello di consapevolezza. Di conseguenza il nero è il colore dell’ignoto, dell’ignoranza, del mistero e diventa colore del segreto, dell’occulto, del non-noto nell’accezione più ampia.

A un livello molto prosaico, anche l’occulto quotidiano di tenere segreto al fisco la contabilità si dice “in nero”. A livelli più metafisici, in tutti i tempi, uomini di ogni levatura hanno celebrato rituali che alludono alla ricerca di livelli superiori di conoscenza e che si ispirano a una più ampia manifestazione di coscienza, intuendo che, come scrisse Steiner, “nelle tenebre c’è il futuro che viene”. Come per la mitologia dal nero primordiale nasce la luce, così per la psicologia dall’inconscio del buio nasce la coscienza. In altre parole: il nero primordiale è la madre del colore e l’inconscio è la madre della coscienza.

Secondo Matisse, il nero “è una forza”: in effetti, coloro che lo usano sanno come impiegarlo per evidenziare e dare vigore a un’immagine. Ma la forza del nero va dosata con delicatezza: la sua potenza potrebbe oscurare il resto finendo per appiattirlo invece che vivacizzarlo. Il nero intensifica il significato dei colori che gli sono adiacenti, per esempio, secondo Lüscher, il rosso viene dinamizzato ed esasperato nella sua caratteristica di aggressività se affiancato al nero. E’ per questo che il binomio nero-rosso associato alle raffigurazioni del diavolo ne potenzia il significato energetico-pulsionale e ne rafforza l’aspetto diabolico. Per lo stesso motivo, in certi quadri di van Gogh, il nero conferisce agli altri colori una forza incontenibile e una potenza coattiva, facendosi anticipatore della devastazione psichica dell’artista.

Di conseguenza, il nero simbolizza il pericolo che la nostra coscienza possa essere risucchiata dall’inconscio e quindi rappresenta il rischio di venire posseduti da parte dell’Ombra. Il nero, infatti, spesso esprime l’angoscia davanti a scenari evolutivi insidiati da un pericolo, da una potenza che può sconvolgere e annientare il benessere personale, la maturazione psichica e la vita stessa.

Non possiamo trascurare, infatti, che l’Ombra, l’Es, il rimosso (tutti concetti psicologici che sono in relazione col simbolismo del nero) assumono connotazioni spesso tragiche per la distruttività, la violenza, l’intolleranza, la volontà di annientamento che emanano.

Entrando in connessione con gli aspetti esasperati e devastanti dell’Ombra, esprimendo le parti distruttive e pericolose della personalità, il nero diventa il colore stesso del male. Per esempio, nella tradizione ebraica il nero è il colore delle anime dei malvagi e, nell’inferno dantesco, il colore nero accomuna i peccatori (“l’anime più nere”) con i diavoli, che altro non sono se non angeli neri.

Il male che questo colore esprime è, quindi, anzitutto aggressività e distruttività. Con questo significato entra in un variegato corteo di figurazioni, prima tra tutte la magia nera che cerca di attivare forze occulte a scopo distruttivo. Ma anche locuzioni come “pecora nera” rimandano a tratti ostili e aggressivi. Nella mitologia greca, le figure nere più aggressive e distruttive sono le Furie. Per estensione, il nero acquisisce una coloritura malefica o, almeno, negativa. Per esempio, il 12 ottobre 1929, giorno del crollo della borsa di New York, fu soprannominato il “giovedì nero”. Altre locuzioni negative usate quotidianamente sono “giornata nera”, “essere di umore nero”, avere una “sfortuna nera”.

Per Lüscher “il nero è l’assoluto, l’inappellabile” e per queste caratteristiche diventa colore mortuario, funerario, lugubre. Naturalmente la morte esprime nel nero gli aspetti che sono sintonici con i suoi significati di annientamento, dissoluzione, fine e il suo carattere assoluto, definitivo. Di conseguenza il nero diventa colore della malinconia, della tristezza, della loro forma patologica, la depressione che, un tempo, era detta “melancolia” e cioè “bile nera”. Clinicamente sappiamo che chi soffre di depressione tende a scegliere il nero come colore principale, ama il buio, si sente in un “buco nero”, metafora tristemente felice perché in astronomia il buco nero è un fenomeno che inghiotte la luce, che dissolve le forme di esistenza, che non contiene né forme né colori. Il vissuto soggettivo della depressione si caratterizza in effetti nello spegnimento di ogni scintilla di vivacità e di interesse, per il dissolvimento dell’eros e della libido e il nero traduce cromaticamente quello che Jung definì “il tenebroso abisso della solitudine interiore”.

La morte, comunque, è un passaggio iniziatico e quindi, innegabilmente, il nero è un colore che ci avvolge: dalla nascita (l’inconscio) alla morte (l’iniziazione).

Per le sue caratteristiche è associato soprattutto a Capricorno, Scorpione, Sagittario, segni molto combattivi, ambiziosi, ribelli.

Chi ama il nero sente che il futuro non gli riserverà grandi soddisfazioni o sorprese e ritiene responsabile di questa mancanza di opportunità sia il mondo in cui vive sia la società. Da queste convinzioni, spesso inconsce, deriva un comportamento apparentemente rinunciatario che può sfociare in rabbiose ribellioni. Chi ama questo colore non vuole prendere ordini dagli altri, non vuole rinunciare a niente, vuole seguire solo la propria volontà. Nello stesso tempo può indicare una persona che si rifiuta di lottare, nega la realtà in cui vive e quindi diventa aggressivo e distruttivo a tutto tondo. Infatti il nero è il non-colore per eccellenza e può indicare chi non vuole prendere posizione perché non ha un nemico definito e, di conseguenza, si sente “contro tutti”. Nell’amore per il nero, però, c’è sempre tanto anticonformismo, voglia di provocazione e desiderio di sedurre fisicamente gli altri. Chi ama questo colore ha sempre una grande voglia di stupire gli altri.

Chi non ama il nero, è coraggioso, vuole andare fino in fondo alle cose, trovare soluzioni, battersi, affrontare le sfide senza demoralizzarsi davanti agli ostacoli. Pretende dagli altri molto più di quello che può/vuole fare per loro.

Per chiunque fosse interessato al Test dei Colori di Lüscher, può visitare il mio sito http://www.margheritamistica.com/consulti.html

 

 

 

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