Bianco

Il bianco non tollera nessuna impurità, nessuna inclinazione, né ombra o nuance, pena il suo decadere nel grigio o nell’infinita gamma delle sfumature cromatiche. Nella sua perfezione è addirittura un’astrazione e, come scrisse Riedel, “nessun bianco puro è sulla terra”.

Nella teoria di Newton una superficie è bianca quando riflette contemporaneamente tutte le radiazioni cromatiche. In questa teoria trova la sua espressione scientifica l’antica e radicata convinzione che il bianco contenga tutti gli altri colori. Questa convinzione è presente già in Aristotele e nella filosofia cinese, e viene spesso illustrata con un banale esperimento di fisica dove un disco dipinto a segmenti con i colori dell’iride viene fatto girare velocemente tramutandosi così in bianco. Da qui, il concetto che il bianco corrisponde alla somma di tutti gli altri colori.

Quest’osservazione è utile per comprendere il significato simbolico più caratterizzante del bianco, quello cioè di colore assoluto, colore della totalità che porta con sé un sapore etereo, rarefatto, luminoso che lo rende intrinsecamente partecipe all’immagine del divino e alle figurazioni simboliche del trascendente.

Il bianco non è il colore di questo o di quell’aspetto del divino, è il colore del divino in sé: è immediato associare al bianco gli abiti sacerdotali (pensiamo al Papa), i luoghi sacri come i templi che spesso subivano un’imbiancatura rituale, alle vittime sacrificali offerte alle divinità bianche: a Roma, oltre al toro bianco delle feriae, si immolavano a Giove agnelli e capretti bianchi.

Il bianco è il colore del divino e del rapporto che l’uomo cerca con esso; è quindi il colore della trascendenza, dell’illuminazione religiosa, dell’esperienza estatica e della ricerca mistica. Questo profondo legame tra il colore, il divino e l’uomo rende il bianco un elemento propiziatorio e protettivo nei confronti degli influssi malefici (pensiamo alla magia bianca).

Ne Il Signore degli anelli, quando Gandalf il Mago Bianco si manifestò in tutta la sua potenza e pienezza della sua trasfigurazione, “la sua capigliatura era candida come la neve, e la sua veste bianca e splendente. (…) Curva, bianca, la vecchia figura brillava come se qualche strana luce vi covasse (…)”. Si tratta di una figura guida e protettrice, immagine della personalità rinata, di quel Sé psicologico che, come dice Jung, è un concetto trascendente “in quanto esprime la totalità dei contenuti consci e inconsci”. In questo senso il bianco, come colore totale, si presta a connotare immagini delle divinità assolute, di ogni dio universale e totale, di ogni “pan” nel senso di onnipresente e onnicomprensivo. Secondo Jung, il bianco è simbolo del Sé come “uomo totale”,  come individuo realizzato nella sua totalità.

Nella civiltà occidentale, ma non solo, il bianco è un colore associato a bontà, franchezza, affabilità: non per niente, santi, angeli, defunti e, in generale, le essenze spirituali sono figure bianche, così come lo sono i fantasmi. Il concetto espresso nei mandala, figure concentriche a struttura simmetrica, è “l’idea di un centro della personalità, una sorta di punto centrale all’interno dell’anima, al quale tutto sia correlato, dal quale tutto sia ordinato, e il quale sia al tempo stesso fonte di energia” (Jung). Quindi i mandala sono immagini simboliche della totalità ed è interessante notare come spesso il bianco occupi la posizione più emblematica in molti mandala: il centro, e questo lo rende punto unitario e unificatore della totalità.

In tutte le denominazioni e gli attributi del bianco nelle lingue occidentali vi è l’idea di chiarezza, di luce. In latino albus, in greco afós (da alba); in latino fulgor (da folgore) e candidus (dalla radice indoeuropea cand che esprime l’incandescenza del metallo in fusione o della fiamma), in greco arg (da argós, argento) e leucós (da lyke, luce).

L’identificazione tra bianco e luce è presente già in Aristotele ma sopravvive anche nelle teorie moderne del colore: per Newton il bianco puro è quello della luce bianca del sole, composta da altri tipi di luce, per Goethe il bianco è la materializzazione della trasparenza. Per questa sua caratteristica il bianco trova ampio uso in architettura (conferisce luce agli ambienti), nella cosmetica (serve a dare volume e luminosità al viso), nell’abbigliamento (una camicia bianca “schiarisce” il viso ringiovanendolo).

Per le sue caratteristiche è associato al Cancro, segno lunare per eccellenza. Potrebbe aiutare Vergine, Toro e Ariete ad ampliare la loro visione spirituale ed entrare con maggior disinvoltura nel proprio animo.

Chi ama il bianco tende al fatalismo, ma possiede grande creatività e immaginazione. Sente la necessità di vivere un continuo cambiamento ed è fortemente stimolato dalle novità. Ha grande fiducia negli altri e nel futuro ma, allo stesso tempo, può illudersi facilmente e dimostrarsi un po’ ingenuo.

Chi rifiuta il bianco ha poca fiducia negli altri e nel proprio destino, sente la necessità di agire sempre per avere tutto sotto controllo. Non ama bruschi cambiamenti ed è spesso fermo nelle sue idee e opinioni. Molto pragmatico e razionale, non lascia spazio all’immaginazione e coltiva poco la sensibilità umana.

A questo colore molti associano il settimo Chakra, il Sahasrara, il chakra in cui avviene l’illuminazione, in cui  lo stato ultimo di coscienza va al di là della ragione, al di là dei sensi e al di là dei limiti del mondo circostante. A questo chakra viene associato più spesso il colore viola.

Per saperne di più sul settimo chakra, leggete il mio articolo https://tarocchiacolori.com/?s=settimo+chakra

Per chiunque fosse interessato al Test dei Colori di Lüscher, può visitare il mio sito www.margheritamistica.com

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