Marrone

Bruno, derivato da braun in tedesco e da brown in inglese, è un termine molto usato nel lessico cromatico. Esso individua un colore scuro carico di reminiscenze rossicce ed è usato per identificare un colore più scuro del castano e più chiaro del nero ma, generalmente, è un termine desueto. Il bruno è il colore della brace, una mescolanza di rosso e nero, “di fuoco, fuliggine e cenere”, secondo Portal.

Secondo questa descrizione il bruno partecipa dell’aspetto funesto del nero e di quello energetico del rosso, quindi simbolo dell’amore infernale e del tradimento. “L’amore puro trova il suo simbolo nel fuoco puro, o celeste, l’amore infernale nel fuoco impuro, o terrestre”, scrive Portal, facendoci vedere come il primo sia rosso e l’altro rosso-nero, cioè bruno.

Questo colore è così cupo da essere strettamente associato con il nero, ma nel contempo è manifestamente apparentato con il rosso; per questo aspetto si presta meglio di altri a tradurre cromaticamente l’ombra del rosso. Esso esprime cioè il lato inferiore dell’amore e corrisponde alle forme egoistiche di esso (la passione cieca, il piacere sensuale egoistico, il ricatto affettivo, e simili). Corrisponde anche al lato inferiore del trasporto amoroso e in quanto tale colora il tradimento, come sembra testimoniare il colore delle vesti di Giuda sulle vetrate della cattedrale di Chartres e nella pittura medievale.

Coerentemente con la visione cromatica del Medioevo, il bruno viene descritto come un colore ibrido e sporco che si colloca tra bianco e nero, ma soprattutto viene impiegato per connotare il peccato e i suo potere di trasformazione in forme bestiali, pre-umane. Dante, nell’Inferno, parlerà di peccatori come di uomini “ad ogne conoscenza bruni”, ciechi cioè alla luce della consapevolezza e sordi alla voce della coscienza.

Con questo significato di trasformazione in negativo, il bruno entra anche nel codice cromatico francese dove, se associato a un altro colore, lo trasforma nei suoi aspetti d’ombra quindi in vizio o, ancora, secondo Dante “il bianco s’è fatto bruno” (Paradiso). Per esempio, abbinato al rosso indica perdita di forza, al viola incostanza in amore, al bianco perdita di innocenza.

Anche nei suoi accostamenti con il sapore il colore bruno esprime un gusto cattivo, che non è facile e immediato: è il colore scuro dei digestivi (gli amari!), del cioccolato amaro, del caffè, della birra scura. È colorazione corposa e consistente, che tende a far percepire uno stesso alimento più sostanzioso e calorico di quando ha una colorazione chiara. È anche il colore dei cibi bruciacchiati o tostati e dei cibi guasti e marciti.

Nella sua essenza, quindi, il bruno non è colore particolarmente gradevole né gradito su vari piani della percezione: in francese brun non è solo un colore, ma anche uno stato d’animo particolarmente malinconico; in inglese dire I’m browned off significa descrivere uno stato d’animo di noia mortale.

Forse per questo il bruno è stato per secoli confuso con la massa indifferenziata dei cromatismi scuri a colorare, per esempio, nell’abbigliamento, lo stato sociale e morale dei poveri, dei diseredati, dei disgraziati. Forse per questo motivo Lüscher impiega una gradazione calda e gradevole, ben diversa dal bruno.

Forse proprio per questi motivi la parola bruno è caduta in disuso. E al suo posto preferiamo il nome di un frutto della terra, dal guscio legnoso, che raccoglie su di sé la gamma cromatica dell’autunno, che esalta le proprie colorazioni brune quando viene arrostito sulla brace, che è polposo e moderatamente dolce quando lo mangiamo caldo e sgusciato, che fu il solo cibo invernale dei poveri per molti secoli e che oggi è immagine di pigre serate davanti al camino. Tutte queste caratteristiche (la combinazione terra-legno, il carattere autunnale e orale, il calore e il sapore, l’intimità familiare e lo starsene comodi) convergono nel nome che abitualmente attribuiamo a questa gamma di colori e che è anche il nome della castagna più grossa e commestibile: marrone.

Il marrone è associato alla terra, anche se questa è rossiccia come l’argilla, giallastra come la sabbia, bruna come il fango, grigia come la cenere, nerastra come l’humus: la terra anzitutto è  (sempre) marrone. È emblematico come i colori marrone usati dai pittori prendano il nome della terra: terra naturale, terra bruciata, terra d’ombra, terra di Siena,…

Questo colore mantiene dentro di sé l’evocazione cromatica delle ocre rosse e gialle, ma la vivacità dei cromatismi originali in esso viene spenta da una sostanziale componente di nero che la precipita verso gradazioni cupe e spente. “Il marrone è un rosso-giallo reso più scuro. Origina dall’arancione a cui si aggiunge, per esempio, del nero. Nel marrone la forza vitale e impulsiva del rosso è offuscata, smorzata, spezzata dall’oscuramento”, scrive Lüscher. In sintonia con queste osservazioni è anche quella di Kandinskij, secondo cui nel marrone “il rosso suona come un borbottio appena percepibile”.

Il simbolismo tellurico assume un carattere più materico e più specificatamente si lega alla nascita delle forme, alla capacità di dare forma, di produrre forme e di esprimersi attraverso la dimensione della forma e della materia. Una delle espressioni più creative più arcaiche dell’uomo vede convergere la materia, la terra, la creazione di forme e il colore marrone in un’unica arte antica e suggestiva: quella dei vasai. Ancora oggi le argille, le crete, i feldspati modellati in  vasi e nelle mille forme della ceramica, vengono da noi genericamente chiamati “terracotta” e intimamente associata al colore marrone.

A livello psicologico, sia acqua che terra appartengono all’archetipo materno e alle dimensioni dell’inconscio ma l’acqua è un tutto indifferenziato mentre la terra rappresenta il germe della diversità. Dall’unione delle due nasce il cosmo poiché entrambe posseggono potere fecondo e vitale che appartiene all’inconscio quale giacimento di contenuti, energie e impulsi. Mentre però l’acqua (e quindi il blu) inclina alle manifestazioni più sfumate e indifferenziate dell’inconscio, la terra (e quindi il marrone) è elemento più concreto e, spesso, è matrice di forme, è grembo della biodiversità, analogica alla differenziazione psicologica e psichica.

La terra, in tutte le mitologie, è elemento femminile ricettivo, passivo, associato allo yin, quindi all’archetipo femminile, materno. Nell’induismo è associata a tamas, la tendenza discendente contrapposta al sattva, la tendenza ascendente; mentre nell’alchimia orientale la terra è elemento di densità, fissità e condensazione, contrapposto all’aria, elemento sottile e volatile.

Il marrone, essendo il cromatismo distintivo della terra, partecipa a tutte queste caratteristiche e quindi il marrone è colore che accoglie, che riceve, nel quale ci si può adagiare e rannicchiare; indica tranquilla appartenenza, partecipazione all’intimità.

L’uomo, secondo l’antropologia, entra in contatto con la terra in tre modi: con il parto a terra, con l’inumazione funeraria con il seppellimento simbolico. Tutte e tre queste ritualità testimoniano una fede di fondo nella capacità della terra di rigenerare la vita. Di conseguenza il marrone assume significati di rigenerazione, trasformazione, riposo, accoglienza, necessità di contatto con le energie vitali.

Secondo Lüscher “il marrone ha perso l’impulso attivo ed espansivo, la forza d’urto del rosso, tuttavia permane lo stato vitale”, quindi il marrone rappresenta un’energia vitale che, se ci pensiamo, è testimoniata dalle molte mitologie secondo cui l’uomo è stato creato con polvere, fango, argilla, cenere e altre forme della terra.

Ovviamente, per le sue caratteristiche, è associato ai segni di Terra, soprattutto Toro e Vergine, ma sarebbe sicuramente d’aiuto, nei toni caldi e avvolgenti, ai segni di Acqua e, nei toni più freddi, a quelli di Fuoco.

Chi ama il marrone ricerca l’armonia e ama sentirsi a proprio agio nel proprio corpo. Tende a essere ottimista e positivo, soddisfatto della vita che conduce. Cerca situazioni stabili e non ama troppo le novità. Ha notevoli capacità lavorative e crede nelle tradizioni.

Chi non ama il marrone non dà il giusto peso alle soddisfazioni derivanti dal benessere materiale e fisico, preferendo di gran lunga le soddisfazioni di tipo mentale. Non accetta alcun tipo di debolezza e vuole essere al centro dell’attenzione. Tende a preoccuparsi di non deludere mai le aspettative che gli altri ripongono in lui.

 

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