Grigio

In origine il grigio fu definito come colore della acromia, negazione cioè del colore, contrapposto quindi a tutto ciò che fosse colorato. A seconda che fosse chiaro o scuro veniva ascritto al bianco o al nero: ancora nel Medioevo non era inteso come gradazione intermedia tra questi due colori perché questa posizione era occupata dal rosso.

“Nella sensibilità medievale il grigio evoca semplicemente l’idea di macchie, di screziature, di assenza di genuinità e di pulizia”, scrive M. Pastoureau. La lunga permanenza del grigio nell’indifferenziazione semantica e la sua prolungata indeterminazione tassonomica comportano in primo luogo una relativa povertà di documentazione nel ricostruirne i significati simbolici. Il grigio condivide con i colori di più recente differenziazione semantica (come il viola, il marrone, il rosa, l’arancione) una certa povertà di testimonianze storiche e di ricorrenze antropologiche specificatamente riferite ad esso. In secondo luogo, l’originaria confusione del grigio con altre gradazioni cromatiche, sollecita qualche riflessione su elementi simbolici che inequivocabilmente gli appartengono, anche se la tradizione spesso li mette in rapporto con altri colori.

E’ questo per esempio il caso dell’argento e della perla, che hanno certamente colorazione grigia, ma che in epoche di imprecisa definizione dei colori furono associati al bianco. Anche etimologicamente la voce “argento” ha una matrice indoeuropea comune con il lemma “bianco”.

L’argento è il metallo nobile che tradizionalmente si colloca accanto all’oro e con esso costituisce il binomio regale. Come l’oro, l’argento fu spesso attributo divino e regale; nei rapporti con l’oro però esso patisce una sorta di inferiorità, gioca un ruolo gregario e subordinato rispetto ad esso. Lo sta a dimostrare il fatto che è molto meno prezioso dell’oro a livello economico ma anche che è meno stimato sul piano dei valori: “il silenzio è d’oro” mentre “la parola è d’argento”.

In quanto elemento complementare all’oro nel costituire la sostanza degli dei, l’argento esprime simbolicamente il lato intuitivo della conoscenza e l’aspetto femminile della totalità psichica. Ad amplificare e sviluppare le attribuzioni di caratteri femminili dell’argento concorre un abbinamento consolidatosi attraverso i millenni nelle strutture  simboliche dell’uomo: quello tra argento e luna. La mitologia germanica conosce una figura analoga alla dea greca Selene, che dipinge come Dama d’Argento che vive sulla luna e che di notte vola in cielo su una slitta trainata da cervi bianchi. L’astrologia istituisce una corrispondenza planetaria tra il colore bianco argenteo e la luna. La magia, a sua volta, per costruire i pentacoli della luna, raccomanda di incidere i segni su una lastra d’argento o quanto meno di tracciarli con inchiostri argento o bianco-grigio.

Con una lastra d’argento si costruisce anche lo “specchio magico” con cui conoscere le cose segrete (l’ignoto, l’inconscio) a imitazione di quello che, secondo la tradizione, consentiva al Re Salomone di sapere tutto quello che accadeva nel mondo. Il connubio argento-specchio si esprime sia nella dimensione simbolica (la conoscenza) che nella realtà tecnologica (lo specchio era costruito applicando al vetro uno strato di grigio).

Cromaticamente, l’argento ha una proprietà che colpisce: per effetto di ossidazione assume una colorazione così scura da confondersi con il nero, ma pulito e lucidato acquista un colore grigio così chiaro da avvicinarsi al bianco. È possibile che questa sia stata la base di realtà su cui si edificò una sostanziale identificazione tra argento e luna: anche la luna difatti passa da una fase di “luna nera”, in cui è totalmente buia, a una fase di luna piena in cui risplende d’un biancore appena velato. Con la luna, quindi, l’argento condivide il carattere di luminosità attenuata, la capacità di trasformazione e di rinnovamento, la ciclicità e la mutevolezza, il rapporto con le acque e con la notte, con l’immaginario (il sogno) e con l’inconscio.

Dal punto di vista psicologico ciò suggerisce che quando il grigio viene inteso nelle sue gradazioni argentee e lunari, così chiare da essere luminescenti e affini al bianco, a esso vengono attribuiti significati di “leggerezza, di apertura alle esperienze e di disponibilità agli stimoli, alle influenze, alle sollecitazioni, ai contatti” (Lüscher).

Esistono, in sintesi, testimonianze simboliche che accostano le gradazioni argentee e perlacee del grigio a certi aspetti del bianco, quelli che maggiormente hanno attinenza con la conoscenza, con l’illuminazione, con l’apertura.

Queste gradazioni del grigio, tuttavia, conservano anche evocazioni del nero e alludono al mondo delle tenebre simbolicamente intese; parlano di una capacità tutta lunare e femminile di stare in rapporto con l’inconscio, con i suoi fantasmi, le sue immagini, le sue volubilità e le sue ciclicità. Parlano quindi di una via intuitiva e non razionale alla conoscenza, di una via che è singolarmente affine ai linguaggi dell’inconscio e che è invece alquanto estranea all’organizzazione psichica oggi collettivamente diffusa.

L’uomo urbano europeo del XX secolo percepisce e distingue oltre centinaia di tonalità di grigio, secondo uno studio condotto da Brusatin, e il colore argento è una presenza costante nella nostra vita: rubinetti, orologi, lattine, pellicole, viti, borchie, chiavi, serrature, specchi e infiniti altri oggetti della nostra quotidianità. All’interno di questo proliferare di bagliori argentei è interessante seguire il destino dei significati più caratteristici  espressi dal grigio-perla e dal grigio-argento. Questi significati sono confluiti culturalmente nel bianco e a far scintillare di luminescenze argentee i nostri ambienti urbani è rimasto il grigio metallico delle cromature, delle nichelature, dell’acciaio inossidabile. Si tratta di cromatismi simili ma simbolicamente diversi da quelli dell’argento; questo è un metallo lunare perché mutevole, ciclico, in costante e intrinseca oscillazione tra bianco e nero, tra luce e tenebra, tra conscio e inconscio. Il grigio-argento dei nostri ambienti urbani invece è artefatto e, dal punto di vista simbolico, falsato: fissato dai procedimenti industriali nella polarità della luminescenza e del chiarore, non può esprimere il mondo fluttuante dell’alternanza e della trasformazione; non frequenta più il nero come fa l’argento che è irresistibilmente risucchiato in esso; non è colore lunare di mutevolezza, ma artificiosa esaltazione del valore di luce, ibrido di illuminazione.

Da qui ne deriva il suo aspetto di metallica freddezza: il grigio argenteo è il colore della fredda luce lunare, delle acque fredde dei torrenti, del freddo ragionamento, della formalità distaccata, della fredda cortesia. Viviamo un momento di trionfo delle luminescenze argentee, ma si tratta di un argento ucciso nella sua vivacità, morto alla sua capacità di trasformazione ciclica, incapace di partecipazione viva alla quotidianità di chi lo usa. L’aspetto più evidente e inquietante di ciò non sta nella percezione tattile degli oggetti metallici, nel clima di raffreddato distacco che avvolge gli ambienti high tech, nel sapore anestetizzato delle apparecchiature tecnologiche ma nel dissociazione emozionale, nel distacco da ogni affettività che contraddistingue  la civiltà tecnologica del XX secolo e nell’uso freddamente impersonale, emotivamente dissociato della tecnologia.

“Giornata grigia” ed “esistenza grigia” sono espressioni con cui si descrive una situazione poco interessante, poco stimolante e di conseguenza il grigio diventa praticamente sinonimo di indifferenza e di noia.

La noia, la monotonia, la ripetitività sono contenuti che appartengono all’archetipo del grigio che diventa colore statico, uniforme, monotono e neutro: è lo sfondo su cui eserciteranno la propria influenza gli eventi, sul quale prenderanno forma le vicende personali. Lüscher, nel suo test dei colori, utilizza la gamma dei grigi proprio per misurare “lo stato di partenza del soggetto, l’atteggiamento soggettivo generale, il modo in cui uno abitualmente si trova”.

Per Lüscher un grigio molto scuro, del tutto affine al nero, esprime uno stato neurovegetativo di blocco, stasi, ingorgo energetico e coartazione. Questo aspetto è reso anche nel simbolismo della palude, immagine di acque stagnanti che imputridiscono. Per Kandinskji “quanto più scuro diventa il grigio, tanto maggiore prevalenza acquista la disperazione, tanto più cresce il soffocamento”. Al contrario un grigio chiarissimo, così chiaro da sfumare nel bianco, corrisponde a uni stato neurovegetativo di leggerezza, allentamento e libertà: come scrive Kandinskji, “esso raccoglie in sé una sorta d’aria, una possibilità di respirare che contiene un elemento di speranza”.

Nel centro, equidistante da bianco e nero, abbiamo il grigio medio i cui significati gravitano attorno ai temi della neutralità, del bilanciamento, del mantenimento dello status quo; colore conformista, in questo senso, e colore anonimo, simbolo di mediocrità e indifferenza. Secondo Lüscher, con l’avanzare dell’età aumenta la preferenza per questo colore: abitualmente, infatti, la vecchiaia comporta un distacco sempre più accentuato dagli interessi, dall’attività, dalle varie forme di vita sociale, relazionale, lavorativa, affettiva. Tutto ciò si traduce in una maggiore preferenza per il grigio, colore amorfo, devitalizzato, colore del ritiro degli investimenti libidici e dei coinvolgimenti personali.

Grigio è anche il colore della nebbia che smorza gli stimoli acustici, che offusca quelli visivi, che conferisce alla realtà un aspetto desolato e devitalizzato. Con la nebbia si vive una sensazione di fuori dal tempo caratterizzata da un’oscillazione tra decadentismo coreografico, spleen e atemporalità, torpore e desolazione. La nebbia possiede il ruolo simbolico e l’effetto pratico di annegare le forme dell’indistinto: quelle nuove non sono ancora precisate e quelle note non sono ancora scomparse: essa è il confine tra reale e non-reale. Per questi aspetti la nebbia assume colorazione sinistra, angosciante, diventando regno di ombre devitalizzate ma inquietanti, offuscamento della consapevolezza.

A volte, però, il grigio della nebbia viene vissuto in maniera positiva come colore delimitante, di confine, di separazione. L’effetto coprente della nebbia ne fa un elemento mimetico e il grigio assume un significato di mimetismo, riservatezza e propensione all’evitamento. In senso più lato il grigio è colore mimetico e di occultamento, colore discreto che tende a passare inosservato e che costella le collocazioni in ombra, sotterranee, appartate, poco in vista.

Nella sua tonalità lunare il grigio è associato al Cancro, e potrebbe aiutare, nella tonalità media, quei segni un po’ (troppo) irruenti e combattivi quali i segni di Fuoco, lo Scorpione e il Capricorno, a spegnere un po’ il loro ardore, la loro sete di vendetta.

Chi ama il grigio è una persona poco serena che cerca sempre di prendere tempo e di distaccarsi dai contesti che gli possono procurare ansia o metterla a disagio. Si adatta poco alle circostanze e tende a stare in disparte, accrescendo così quella sensazione di inadeguatezza che lo porta a comportarsi in modo disinteressato verso tutto ciò che fa. Si tratta di una persona poco vitale, con scarsa energia, spesso introversa.

Chi non ama il grigio è in perenne stato di tensione, teme l’ignoto e cerca di ricavare sempre un vantaggio personale da ciò che fa. Ha bisogno di essere al centro dell’attenzione e, generalmente, è sempre molto impegnato.

 

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