La Luna, l’Io ricettivo

Nessuna stella, nessun astro ha tanto attirato lo sguardo umano sull’immensa scena del cielo notturno, di tempo in tempo, quanto la Luna. Questo nostro piccolo satellite da sempre è capace di far nascere nell’uomo profonde suggestioni emotive e psichiche.

Il crescere e il decrescere della sua luminosità, la sua periodica scomparsa e riapparizione in cielo, la sua corsa rapida tra le stelle che le fanno da sfondo, la limpida freschezza che emana la sua indefinibile lucentezza notturna e la sua occulta influenza sul moto delle acque, sulla vegetazione e la vita animale, sono tutti motivi che da sempre hanno stimolato l’immaginazione dell’uomo, creando miti, simboli e innumerevoli leggende e suggestioni.

Da sempre la Luna esprime il principio femminile materno e costituisce  un archetipo della Grande Madre e come tale adorata in molte civiltà. All’alba dei tempi, in Egitto e in Caldea, vivevano civiltà prevalentemente agricole. Le terre buone e i grandi fiumi che le irrigavano rendendole fertili e fonti di benessere, stabilirono negli uomini una immagine di rapporto vitale terra-acqua che dette origine al culto simbolico della Madre Terra e poi della Grande Madre. Più tardi l’associazione fu portata sulla Luna perché fu intuita la sua influenza notturna sulle acque e i terreni. In tal modo, da astro idolatrato emotivamente, la Luna divenne divinità degna di culto nelle civiltà più alte, assumendosi non soltanto il ruolo di Grande Madre protettiva, ma anche quello di misuratore di tempo. Nelle varie etimologie, infatti, c’è il significato di “luminosa” e di “misura”.

Il geroglifico della Luna è sempre stato quello di una falce o mezzaluna, orizzontale o verticale. L’ideogramma che usiamo oggi nella pratica astrologica è quello derivato dell’età greca. Come si è detto, il principio femminile è espresso dalla Luna, in quanto l’astro non ha luce propria, bensì risplende per riflesso della luce solare. Da qui deriva il carattere fondamentale del simbolismo che la determina femminile, ricettiva e passiva. La sua varietà di fasi esprime la plasticità e dunque il principio di trasformazione e crescita.

La sua erraticità, la sua mobilità divennero simboli dei destini delle prime popolazioni nomadi. Con la teologia e la mitologia egiziana, la Luna acquista un’importanza eccezionale. Costituisce col Sole un governo gerarchico, la famosa Barca Solare: la fusione della Luna con il Sole così come è rappresentata negli ornamenti di Apis, Thoth, Iside e altre deità egizie. Il Libro dei Morti ci ricorda che, spiritualmente, la Luna è uguale al Sole; i due princìpi si oppongono come due forze del tutto uguali ed equivalenti. La versione esoterica riporta questa antica fusione tra Sole e Luna, convalidata dalla Genesi biblica. Sopraggiunta la grande catastrofe cosmica, la Luna si scinde dal Sole: “E Dio separò la luce dalle tenebre….e pose i luminari maggiori in cielo…”; e si definisce nel suo esiliato dominio notturno dando così inizio a quella che viene detta Involuzione Cosmica, prima fase della Caduta. E’il drammatico evento della scissione che si ripercuoterà anche sull’Uomo Cosmico, separando il Maschile-Sole dal Femminile-Luna in un fronteggiarsi di Luce-Tenebra, Giorno-Notte, opposto e complementare. Dal maschile viene sottratto il femminile, da Adamo viene tolta e distinta la prima donna, Eva.

I simboli arcaici lunari erano costituiti da pilastri e principalmente da pietre e alberi. Successivamente la Luna deificata assunse un simbolo animale. Così, tanto per citarne alcune, la divinità lunare Ecate era un cane tricefalo; Iside era una vacca, Cibele una leonessa. Le deità lunari sono moltissime, ma tutte riconducono al concetto fondamentale della Grande Madre. Un esempio tra tanti, Iside era chiamata Madre dell’Universo e da lei dipendeva ogni forma di vita sulla terra,  regolava le gravidanze e i parti, stimolava i cicli vegetali e regolava le acque.

Dopo gli Egizi, il mito della Luna passa in Grecia e a Roma, assumendo tratti ancor più femminili: Selene è il nome greco (da selas, luce) che la Luna assume come dea dell’Olimpo. Un altro principio lunare fu personificato da Artemide-Diana, dea cacciatrice errante che esprime l’inquietudine dell’anima senza il controllo conscio. Anch’essa fu venerata per la fertilità femminile. Nella mitologia greca scompaiono i simboli animali e subentrano le figurazioni umane: si definisce in tal modo la polarità opposta e complementare di Sole e Luna, Uomo e Donna, Attivo Maschile Penetrante e Passivo Femminile Ricettivo.

La Luna, però, ha anche un aspetto negativo che la rendono una dea temibile. La personificazione più complessa, misteriosa e temuta fu quella di Ecate, l’oscura luna perversa. Ecate poteva rappresentare una luna assente, cioè completamente invisibile per l’uomo, oppure anche “l’altra” faccia della luna, quella mai visibile dalla terra. Entrambi i casi rappresentano il lato oscuro della Luna, l’archetipo della presenza ignota e inconoscibile e il lato inconscio, nascosto, della Madre.

Il mito di Ecate dice che la dea appariva nella notte con i suoi neri cavalli e inviava nel silenzio notturno l’orribile e spaventoso fantasma Lamia, sua figlia, il cui nome significa “introdursi con forza” o anche “incubo”. Sia Ecate che Lamia seducevano gli uomini nel sonno, ne succhiavano il sangue e mangiavano la loro carne. Ecate, quindi, rappresenta sì una madre ma una Madre di morte: appare con in mano la chiave dell’Inferno, il flagello, il pugnale e la torcia. Più recente è la simbolica dove Ecate diventa il guardiano dell’Ade, e cioè la Nera Madre distruttiva, quella che, nella psicologia del profondo, è il materno spirituale negativo, divorante e regressivo.

Oltre a Ecate, un’importante raffigurazione del materno distruttivo, è Lilith, la Luna Nera. A livello astrologico Lilith fu molto studiata durante il Medio Evo, mentre nella pratica odierna, la Luna Nera è quasi dimenticata, probabilmente perché meno sentita dall’inconscio collettivo.

Si è sempre detto che Lilith, della quale si conoscono la longitudine astronomica e il passo mensile, rappresenta l’opposto della faccia nota della Luna. Ma com’è nata Lilith? Le sue origini risalgono all’epoca babilonese e sumera, dove fu vissuta come mito e simbolo negativo. In termini analitici Lilith rappresenta l’introiezione di un oggetto materno cattivo, l’irruzione della figura inconscia, proprio come Lemia ed Ecate irrompono con il loro orrido aspetto a tormentare la coscienza e i sensi dell’uomo. Non si sa con sicurezza se Lilith è l’altra faccia della luna, quella non visibile dalla terra, o se rappresenta davvero la luna assente; esiste un’interpretazione mitico-archetipica che la ritiene una formazione simbolica immaginaria che costella il complesso della “madre terribile” nell’inconscio dell’uomo che la proietta nel cielo personalizzandola.

L’attribuzione della Luna al segno del Cancro, quarto segno zodiacale, è giusta poiché in questo segno d’acqua si esaltano tutte le virtù del femminile e della maternità, nel bene e nel male. Inoltre il Cancro è un segno emotivamente errante, dal positivo al negativo ciclicamente, continuamente. Proprio come la Luna.

La Luna, in sintesi, è il nostro Io ricettivo.

Giro dello Zodiaco 27 giorni circa
Simbologia Maternità, inconscio, illusione
Anatomia e fisiologia Seno, liquidi corporei, sistema linfatico
Ruolo familiare e sociale Madre, moglie, donna ideale
Domicilio Cancro
Esilio Capricorno
Esaltazione Pesci
Caduta Vergine
Lato oscuro Instabilità, crudeltà, negatività

Per chi fosse interessato al segno del Cancro, segnalo alcuni articoli (copia e incolla il link!):

Sulla simbologia del segno: https://tarocchiacolori.com/2016/10/28/il-cancro-e-i-suoi-simboli/

Sulla sua Casa, la Quarta: https://tarocchiacolori.com/2016/08/19/casa-quarta-o-del-cancro/

Sull’opposizione Cancro-Capricorno: https://tarocchiacolori.com/2016/07/16/cancro-e-capricorno/

Sulle carte associate al segno del Cancro: https://tarocchiacolori.com/2016/02/01/il-cancro-la-luna-e-la-papessa/

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