Il settimo chakra: l’illuminazione

immanenza, coscienza, consapevolezza

Questo chakra ci mette in relazione con l’intelligenza divina e con la sorgente di ogni manifestazione. E’ il mezzo grazie al quale raggiungiamo la comprensione e troviamo il significato.

Simboleggia il principio dominante della vita; è la coscienza sempre presente che pensa, ragiona e dà forma e concentrazione alle nostre attività. E’ la vera essenza dell’essere perché nel settimo chakra risiede la consapevolezza.

Il settimo chakra, detto anche chakra della corona, è l’unico chakra che non appartiene al corpo fisico ma si erge, come una luce, sopra alla nostra testa. E’ associato alla mente, nello specifico alla corteccia cerebrale.  Il suo elemento è il Pensiero la cui funzione è la conoscenza. Il suo colore è il viola, e il suo simbolo è un loto con 1000 petali, il cui numero sta a indicare l’infinito fluire della coscienza. Il suo nome sanscrito è Sahasrara che significa “millefoglie”, in riferimento agli infiniti petali che si schiudono.

E’ in questo chakra che avviene l’illuminazione. Il suo stato ultimo di coscienza va al di là della ragione, al di là dei sensi e al di là dei limiti del mondo circostante.

In questo chakra ci allontaniamo completamente dal mondo materiale e viviamo l’esperienza della consapevolezza di un ordine più alto e più profondo, di un ordine globale. Da qui il termine “coscienza cosmica” che si riferisce proprio a questa consapevolezza di un ordine cosmico o celestiale.

Per vivere appieno questo chakra dobbiamo usare l’attenzione e indirizzarla al meglio. Soltanto in questo modo possiamo espandere o accentrare a volontà. Solamente con un corretto utilizzo della nostra consapevolezza possiamo mirare ad obiettivi più elevati, e raggiungerli.

La coscienza del chakra della corona può essere divisa in due tipi, a seconda di dove è rivolta la nostra attenzione: quella che discende e diventa informazione concreta, utile per la manifestazione nel mondo, e quella che si espande e viaggia all’esterno verso piani più astratti. La prima è orientata verso il mondo delle cose, i rapporti e l’Io ed è il risultato di un uso concentrato e limitato dell’attenzione. E’ la coscienza  che pensa attivamente, ragiona, apprende e immagazzina le informazioni. E’ detta “coscienza cognitiva”.

Il secondo tipo di coscienza è detta “coscienza trascendente” e appartiene ad un regno al di là del mondo delle cose e dei rapporti. E’ la coscienza senza oggetto, senza consapevolezza o riferimento all’Io e senza il pensiero logico e comparativo della “coscienza cognitiva”. La “coscienza trascendente” fluttua in una specie di meta-consapevolezza, raccogliendo tutte le informazioni simultaneamente senza focalizzarsi su nessuna in particolare.

La “coscienza cognitiva”, invece, richiede che la consapevolezza sia concentrata sul finito e sul particolare, ordinata e riunita in un ordine logico. La “coscienza trascendente”, al contrario, richiede l’apertura della consapevolezza al di là dell’informazione.

Il settimo chakra è il punto di incontro tra finito e infinito, mortale e divino, temporale e atemporale. E’ il passaggio attraverso il quale ci espandiamo oltre il nostro essere personale, oltre i limiti di spazio e di tempo e sperimentiamo l’unità primordiale e la beatitudine trascendente. E’ anche il punto in cui la coscienza divina entra nel corpo e discende, portando consapevolezza a tutti i chakra, dandoci così il mezzo di agire nel mondo che ci circonda.

La qualità più caratteristica della “coscienza trascendente” è il vuoto, perciò vi possiamo entrare solo superando gli attaccamenti. La trascendenza ci porta oltre l’ordinario: non esiste separazione tra l’Io e il mondo esterno, non vi è senso del tempo. La trascendenza porta alla liberazione dalle trappole dell’illusione per farci entrare in uno stato di beatitudine e di libertà. L’attaccamento ai limiti costituisce un ostacolo alla nostra crescita spirituale, e proprio per questo l’attaccamento è il nemico principale del chakra della corona.

La corrente discendente della coscienza, avendo come origine la realizzazione divina, porta l’immanenza. L’immanenza è la consapevolezza del divino dentro di noi, mentre la trascendenza è la consapevolezza del divino al di fuori di noi. L’immanenza ci porta intelligenza, illuminazione, ispirazione, radiosità, potere, connessione e infine manifestazione. La vera conoscenza di sé consiste nel capire che la trascendenza e l’immanenza sono complementari tra di loro e che il mondo interiore e quello esteriore sono indissolubilmente una cosa sola.

La trascendenza e l’immanenza non si escludono a vicenda; esse rappresentano le oscillazioni di base della coscienza, il punto di ingresso e di uscita della vita umana.

L’illuminazione è l’esperienza della connessione di tutte le cose e l’integrazione di quell’esperienza con l’Io. E’ un processo, qualcosa che si diventa. Ciò che ci allontana da essa sono i blocchi mentali.

Il settimo chakra è associato, in astrologia e astronomia, a Urano.

Il diritto espresso dal settimo chakra è il diritto “a sapere, conoscere”; il suo verbo è “sapere”; è associato al Pensiero.

Il numero 1000, a cui è associato, rappresenta l’infinito, ossia a ciò che non ha né principio né fine, che non comporta limiti.

Le pietre utili a risvegliare questo chakra sono le pietre viola come l’ametista*, e trasparenti come il diamante e il quarzo ialino** che, nello specifico, aiutano a imparare a gestire le situazioni difficili con mente lucida, aprendo la mente verso ciò che ci circonda, rigenerando i livelli di coscienza (ametista); aiutano a sviluppare la comprensione della propria situazione esistenziale, ad affrontare le prove della vita e a migliorare il nostro carattere, promuovendo la fiducia e il rispetto per se stessi e incoraggiando la libertà di pensiero (diamante); aiutano a neutralizzare le energie negative amplificando quelle positive rivitalizzando la mente (quarzo ialino).

*usata anche nel risveglio del sesto chakra, il chakra del terzo occhio ( https://tarocchiacolori.com/?s=sesto+chakra ).

** il nome più conosciuto del quarzo ialino è cristallo di rocca.

Per un’analisi della salute dei chakra vi rimando al mio sito:www.margheritamistica.com/

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Il sesto chakra: la chiaroveggenza

colore indaco, due petali, armonia, comandare, percepire

Il dono della vista ci permette di osservare il mondo che ci circonda. La vista ci dà la capacità di ricevere in un solo istante enormi quantità di informazioni. Sagome e forme creano una mappa interiore del mondo attorno a noi. Con l’intuizione, caratteristica del sesto chakra, riusciamo a intravedere la strada da prendere.

Il dono della vista, interiore ed esteriore, è proprio l’essenza e la funzione del sesto chakra. Grazie alla vista abbiamo la capacità sia di interiorizzare il mondo esterno, sia di esteriorizzare il mondo interiore con un linguaggio simbolico.

Il sesto chakra è associato al terzo occhio, cioè all’occhio esoterico e non fisico, ed è l’ultimo chakra collocato all’interno del corpo fisico.E’ localizzato nel centro della testa, dietro la fronte, nel cervello. Esso ci permette di vedere al di là del mondo materiale e ci permette una comprensione maggiore sia di cosa avviene fuori che di cosa avviene dentro di noi. Il suo colore è l’indaco, punto di incontro tra blu e viola, e il suo simbolo è un loto con 2 petali con all’interno un triangolo con la punta rivolta verso il basso. Il suo nome sanscrito è Ajna che significa “percepire ma anche comandare”.

Questo chakra, infatti, ha una duplice natura: accoglie le immagini con la percezione ma costruisce anche le immagini interiori con cui noi governiamo la realtà.

I petali sono 2 e assomigliano a due ali, e simboleggiano la capacità di questo chakra di trascendere il tempo e lo spazio.

L’elemento corrispondente a questo chakra è la luce. Tramite l’interpretazione sensoria della luce otteniamo le informazioni sul mondo circostante. Quanto siamo in grado di vedere dipende dall’apertura o dallo sviluppo del chakra. La gamma di capacità visive e psichiche va da coloro che osservano attentamente il mondo fisico alle persone dotate di percezione psichica (per es. chi vede l’aura, i dettagli del piano astrale,…).la precognizione e la vista remota (cioè vedere in altri luoghi).

Come ho già detto, questo chakra è localizzato nel cervello, perciò la sua natura è più mentale e transpersonale rispetto agli altri che lo precedono.

E’ collegato alla ghiandola pineale, una piccola ghiandola a forma di cono posizionata all’altezza degli occhi. Essa traduce le variazioni di luce in messaggi ormonali trasmessi all’organismo attraverso il sistema nervoso autonomo. Oltre un centinaio di funzioni corporee hanno ritmi quotidiani che sono influenzati dall’esposizione alla luce. Questa ghiandola raggiunge il massimo dello sviluppo all’età di 7 anni e influenza la maturazione delle ghiandole sessuali. Ha effetti tranquillizzanti sul sistema nervoso. Sintetizza la melatonina che rafforza il sistema immunitario, riduce lo stress e ritarda l’invecchiamento. Carenze di questa sostanza producono depressione e invecchiamento precoce.

Il colore, prodotto da variazioni nelle lunghezze d’onda della luce, è la forma in cui più spesso percepiamo la luce. I colori più caldi (rossi, arancioni, gialli) hanno una frequenza inferiore dei colori più freschi (verde, blu, viola) e perciò hanno meno energia. Ricordiamo che caldo e freddo sono valutazioni soggettive. Il colore porta effetti ben definiti a livello psicologico. Per esempio, il rosso, che stimola fisiologicamente il cuore e il sistema nervoso, è associato a concetti aggressivi (rabbia, sangue, inizio delle cose). Il blu, invece, è associato a pace e tranquillità. Già nei secoli scorsi sono state avanzate ed elaborate diverse teorie sull’effetto guaritivo dei colori. Il sesto chakra, come abbiamo visto, è di colore indaco, una sorta di viola-blu che significa introspezione, intelligenza emotiva e grande empatia.

Quando questo chakra è aperto, non sono realmente i nostri occhi a vedere ma la nostra mente. Gli occhi sono semplicemente una lente focale che usiamo per trascrivere l’informazione dal mondo esterno a quello interno. Tocca a mente/cervello interpretare gli impulsi elettrici che viaggiano lungo i nervi ottici traducendoli in disegni significanti. Si tratta di una capacità appresa. Nelle persone cieche dalla nascita che hanno riacquistato la vista in età matura si è riscontrato che la prima visione è soltanto luminosa e che si deve faticare per dare un significato a ciò che si vede. Dobbiamo anche ricordare che non percepiamo la materia, ma la luce. Quando guardiamo il mondo circostante, pensiamo di vedere oggetti, materia e cose ma è sbagliato. Ciò che realmente vediamo è la luce riflessa da questi oggetti.

L’aspetto più significativo della coscienza a livello del sesto chakra è il suo profondo grado di psichismo che tocca capacità spesso mal viste e negate nella nostra società. Ma l’essere chiaroveggenti, significa una cosa semplice e indiscutibile: vederci chiaro. Ed è inutile negare che ci siano persone che, attraverso lo sviluppo della visualizzazione e dell’immaginazione, abbiano sviluppato anche la chiaroveggenza che è un processo di visualizzazione specifica. “Essere chiaroveggenti”, quindi, significa essere sistematicamente in grado di richiamare informazioni importanti a richiesta, indipendentemente dal fatto di conoscerle già in precedenza.

Lo sviluppo della chiaroveggenza dipende dallo sviluppo dello schermo visivo e dalla creazione di un sistema con cui accedere alle informazioni. Lo sviluppo della visualizzazione è la capacità di riportare alla mente, di creare, di proiettare le immagini sullo schermo mentale. Una volta fatto questo, vedere dipende ampiamente dalla capacità di porre le domande giuste!

Molte persone cominciano con i Tarocchi, la chiromanzia e l’astrologia, per utilizzare una struttura che fornisca un raggio di riferimento. Le carte risvegliano una varietà di immagini, la persona a cui viene fatta la lettura ne produce un’altra varietà. Il processo ha inizio apprendendo a osservare ciò che già si vede, convalidandone le sottigliezze. Il modo migliore per ottenere una legittima convalida è chiedere! Più verifichiamo le nostre percezioni, più siamo consci delle nostre capacità e più possiamo fare affidamento sui nostri punti forti e sviluppare quelli deboli. La chiaroveggenza è questione di vedere i rapporti interiori delle cose – far rientrare la parte nell’insieme.

Il sesto chakra è associato, in astrologia e astronomia, a Giove e Nettuno.

Il diritto espresso dal sesto chakra è il diritto “a vedere”; il suo verbo è “vedere”; è associato all’elemento Luce.

Il numero 2, a cui è associato, rappresenta l’unione tra energia femminile e forte magnetismo e indica ricerca dell’armonia, consapevolezza di far parte del tutto.

Le pietre utili a risvegliare questo chakra sono le pietre blu-violette come lapislazzuli, ametista e zaffiro, che, nello specifico, aiutano l’espressione del sé, la crescita spirituale, il coraggio, l’eloquenza e la comunicazione (lapislazzulo); aiutano a imparare a gestire le situazioni difficili con mente lucida, aprendo la mente verso ciò che ci circonda, rigenerando i livelli di coscienza (ametista); aiutano a riordinare e guarire la mente, donando forza e attenzione, rafforzando la capacità di vedere oltre le apparenze superficiali (zaffiro).

 

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Il quinto chakra: la nostra voce

comunicazione, vibrazioni, suono

Il quinto chakra è legato alla comunicazione per mezzo del suono, della vibrazione, dell’espressione di sé e della creatività. E’ il regno della coscienza che controlla, crea, trasmette e riceve la comunicazione, sia in noi stessi sia l’uno con l’altro. E’ il centro della creatività dinamica, della sintesi di vecchie idee in qualcosa di nuovo. I suoi attributi comprendono la capacità di parlare, ascoltare, scrivere, cantare e utilizzare tutte le arti, soprattutto quelle collegate al suono e al linguaggio.

La comunicazione è il processo di trasmettere e ricevere informazioni attraverso una rappresentazione simbolica di schemi. Sotto forma di parole scritte o pronunciate, di ritmi musicali, di presagi o di impulsi elettrici inviati al cervello, il quinto chakra è il centro che traduce in informazioni questi simboli.

La comunicazione, grazie alla sua natura simbolica, è una chiave essenziale per accedere ai piani interiori. I simboli sono il mezzo con cui rappresentiamo il mondo nel modo più efficace.

Salendo, ci allontaniamo dallo stato fisico ancora di un passo. La comunicazione è il nostro primo livello di trascendenza fisica in quanto ci permette di trascendere gli ordinari limiti del corpo fisico. E’ un atto di connessione.

Il chakra della comunicazione, detto chakra della gola, è localizzato nella zona del collo e delle spalle. Il suo colore è l’azzurro, un azzurro luminoso, brillante, e il suo simbolo è un loto con 16 petali con all’interno un triangolo con la punta rivolta verso il basso. Il suo nome sanscrito è Visuddha che significa “purificazione”. Questo significa che, per aprire questo chakra, il corpo deve raggiungere un certo livello di purificazione e sensibilità e che il suono, avendo una natura purificante, ha la capacità di armonizzare le frequenze altrimenti dissonanti dentro e fuori di noi.

L’elemento associato al quinto chakra è l’etere, detto anche spirito o spazio. Il suono è l’elemento associato a questo chakra perché è la rappresentazione materiale di un campo invisibile di vibrazioni, cioè dell’etere.

Operando sul quinto chakra, una persona diventa consapevole a livello vibrazionale. Possiamo rispondere al tono di una voce più che alle parole effettivamente pronunciate. Sfortunatamente, la maggior parte di noi non è consciamente consapevole delle proprie azioni e reazioni su tale piano.

Il ritmo, caratteristica di questo chakra, tende a perpetuarsi. Per esempio, se ci svegliamo in uno stato mentale calmo ed equilibrato vivremo le nostre interazioni in modo calmo ed equilibrato. D’altra parte, se ogni giorno dobbiamo affronta un’occupazione stressante, saremo perennemente coinvolti in un tipo di vibrazione completamente diverso. Questo ritmo colpisce la vittima fino al livello cellulare e ne interessa i pensieri, le azioni e le emozioni.

Il ritmo o vibrazione simpatica (la risonanza) si manifesta quando due forme d’onda di frequenza simile “entrano in fase” l’una con l’altra, cioè oscillano insieme nello stesso tempo. L’onda risultante è una combinazione di due onde originali: ha la stessa frequenza ma una maggiore ampiezza. L’ampiezza è la distanza percorsa da un’onda in oscillazione completa: in altre parole, il potere cresce quando le forme d’onda sono in risonanza.

Le persone che vivono nella stessa casa vibrano sullo stesso ritmo (per es. le donne che vivono/lavorano insieme hanno il ciclo nello stesso periodo). Come cultura, vibriamo sullo stesso ritmo di vicini, amici e parenti. Siamo influenzati dall’ambiente, a un livello profondo, fatto di vibrazioni interiori.

Questo è un concetto importante: se non siamo in grado di entrare in risonanza con le frequenze vibrazionali che ci circondano, non possiamo sperimentare il nostro legame con il mondo. Se non entriamo in risonanza, non possiamo comunicare. Senza comunicazione siamo isolati, separati e distaccati da quell’energia così vitale per la nostra salute. La comunicazione, che sia orale, chimica, mentale o elettrica alimenta, crea e sostiene la vita. Senza di essa moriremmo.

Quando risuoniamo veramente con qualcosa, questa ci influenza profondamente. Le nostre vibrazioni possono scatenare un nuovo pensiero o una nuova vibrazione, risvegliando la coscienza in un altro. Possiamo scegliere di influenzarlo positivamente o negativamente, contribuendo con vibrazioni buone o cattive, cioè in armonia o fuori fase.

Le onde sonore possono avere degli effetti sulla materia e sulla coscienza. Questa è l’idea di base che sta dietro ai mantra – suoni sacri usati nella meditazione. La parola deriva da “man”, cioè mente, e “tra”, cioè proiezione/strumento. I mantra sono strumenti per proteggere la mente dalle trappole dei cicli non-produttivi di pensiero e azione. I mantra servono come strumenti di messa a fuoco per rendere calma la mente. Un mantra ha lo scopo di risvegliare la mente dal sonno abituale dell’ignoranza. Il ritmo del suono funziona a livello subconscio e permea i nostri ritmi interiori: fa parte della magia dei mantra il fatto di non pensare al significato, perché trascendiamo gli aspetti frammentari della mente conscia.

Ma se il significato viene ascritto ad un particolare suono, come nell’uso di un’affermazione che ripetiamo a noi stessi ogni giorno (es. Io sono amore), il ritmo della ripetizione ci aiuta a infonderne il significato nella coscienza. Pronunciato ad alta voce per pochi minuti ogni mattina, un mantra efficace può riverberarsi silenziosamente nella mente per tutto il giorno, portando con sé l’impronta delle sue vibrazioni, della sua immagine e del suo significato. Se il mantra è lento e tranquillo, può produrre uno stato di calma e di rilassamento che perdura per tutta la giornata.

Il quinto chakra è legato anche alla telepatia ossia all’arte di comunicare attraverso il tempo e lo spazio senza usare nessuno dei normali cinque sensi. Esistono relativamente poche persone capaci di questa forma di comunicazione tuttavia è qualcosa a cui tutti rispondiamo in modo subliminale. Con un quinto chakra ben sviluppato questo tipo di comunicazione diventa accessibile.

La telepatia potrebbe essere definita l’arte di udire i sussurri della mente di un’altra persona. Per farlo, dobbiamo avere quiete nella nostra mente. Ma la maggior parte di noi ha, per natura, una grande confusione nella testa. Parliamo sempre tra di noi o facciamo girare dei nastri nella nostra mente, e questo, aggiunto ai soliti rumori circostanti, riduce la capacità ricettiva del quinto chakra. La telepatia è uno scambio mentale che fluttua attraverso l’etere e permette uno scambio su un piano non-fisico.

Il quinto chakra è associato, in astrologia e astronomia, a Mercurio.

Il diritto espresso dal quinto chakra è il diritto “ad esprimersi”; il suo verbo è “parlare”; è associato all’elemento Etere.

Il numero 16, a cui è associato, rappresenta la capacità introspettiva palesata da un continuo desiderio di conoscenza e di evoluzione.

Le pietre utili a risvegliare questo chakra sono le pietre azzurre come turchese e acquamarina, che, nello specifico, aumentano la forza spirituale e la capacità di esprimersi (turchese); aiutano sciogliere la timidezza, armonizzano l’espressione creativa, facilitano l’abbandono ricordandoci di non esserne ossessionati (acquamarina).

 

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Il quarto chakra: il nostro cuore

chakra del cuore, amore, comprensione, equilibrio

Dal mondo del corpo e della manifestazione, irrompiamo nelle profondità dello spirito. Con il quarto chakra raggiungiamo il punto centrale: il cuore infatti si riferisce al centro delle cose, alla loro essenza, alla verità fondamentale.

Il compito di questo chakra è di integrare ed equilibrare i diversi aspetti del nostro essere. Così facendo, esso porta un senso di luminosa interezza a tutto il nostro organismo.

Il chakra del cuore è il centro dell’amore. L’amore che sperimentiamo a questo livello è diverso dall’amore sessuale e appassionato del secondo chakra. Nel quarto chakra, l’amore non è più legato a uno stimolo esteriore, ma viene vissuto all’interno come uno stato dell’essere. In tal modo, si irradia all’esterno portando amore e compassione a tutto ciò che entra nel nostro campo. E l’amore di questo chakra, e quindi del cuore, è duraturo, eterno, costante.

Il quarto chakra è visualizzato come un colore verde acceso, e il suo nome sanscrito è Anahata, cioè “non colpito / non ferito” poiché, quando è libero dal dolore delle ferite del passato, la sua natura è innocente, fresca e radiosa.E’ raffigurato come un loto con 12 petali all’interno del quale si trova una stella a sei punte. Il quarto chakra, nel corpo, governa cuore, polmoni e timo.

Il cuore richiede comprensione e pratica dell’equilibrio tra la mente e il corpo, il regno interiore e quello esteriore, il sé e l’altro, il dare e il ricevere. Aprire il cuore richiede una trascendenza dell’ego oltre a comprensione e controllo del respiro, perché è questo lo strumento della trasformazione fisica e mentale.

L’amore è qualcosa che tutti vogliamo e di cui abbiamo bisogno. Pochi sentono di averne abbastanza. Molti ne hanno paura. Quasi nessuno lo capisce. Tuttavia tutti lo cerchiamo e, quando l’abbiamo trovato, valutiamo la nostra vita in base ad esso. Perché ha un simile potere nella nostra vita?

Perché è una forza unificatrice: attira le cose e le mantiene in relazione tra di loro. Da questa unità, possiamo constatare una continuità che permette alle nostre parti separate di restare in rapporto con qualcosa di più grande di loro. L’amore concede libertà e mutamento, ma mantiene al centro la coerenza.

Entrando nel quarto chakra, noi trascendiamo l’ego per sciogliere i limiti che ci eravamo imposti da soli e per fonderci nell’estasi dell’amore. Offrire l’energia dell’amore, sotto forma di complimenti verbali, empatia, o affetto fisico, invita la restituzione di un’energia simile.

L’amore e l’approvazione sono fondamentali per la nostra crescita personale, in quanto promuovono l’accettazione di sé. Da piccoli siamo stati condizionati ed educati tramite l’approvazione, o la sua assenza, da parte dei nostri genitori. Questa risposta ci ha aiutato a formarci una nostra prima idea di chi siamo.

Vi sono molte cose che riducono il flusso di energia d’amore da una persona all’altra ( per es. un attaccamento esagerato). Infatti, il quarto chakra, essendo legato all’elemento Aria, e quindi a libertà, apertura, leggerezza e semplicità, ci insegna che dobbiamo lasciare andare ed evitare di soffocare l’oggetto del nostro amore. Non possiamo tenerci aggrappati saldamente ma dobbiamo mollare la presa e permettere all’altro di respirare.

Il rifiuto è uno dei più grossi timori dell’uomo perché minaccia il nostro equilibrio interno di base e il nostro senso di autoaccettazione. Per alcuni è più facile vivere completamente senza amore anziché rischiare di aprirsi, di condividere e di fallire.

Aprire il chakra del cuore espande i propri orizzonti di condivisione. Maggiore è la nostra comprensione, maggiore è la nostra capacità d’amore. Il chakra del cuore percepisce il mondo nella sua unità, non nella sua separazione.

Imparare ad amare richiede energia a più livelli. Abbiamo bisogno che tutti i nostri chakra funzionino. Dobbiamo essere capaci di sentire, vedere, capire e comunicare, avere una nostra autonomia e un nostro potere. Infine, dobbiamo rilassarci e lasciare che accada. A volte l’amore profondo consiste nel lasciare semplicemente che le cose siano quelle che sono.

L’amore per il corpo ci spinge a prenderci cura delle nostre necessità fisiche. In una famiglia, l’amore mantiene uniti i membri, perché affrontino la vita e allevino i figli. All’interno di un gruppo, l’amore per una causa comune può mantenere in relazione vari membri affinché svolgano ognuno i propri compiti. L’amore per la cultura ci spinge a comprare libri o ad andare a scuola. E’ l’amore che ci mantiene in un rapporto.

Questa forza misteriosa è piena di paradossi. Ha una gravità oltre che una radiazione. Noi piombiamo nello stato dell’innamoramento, ma questa esperienza ci innalza. L’amore unisce senza limitare. Richiede intimità e distanza allo stesso tempo. E’ l’essenza dell’equilibrio, e risiede nel cuore di ognuno di noi.

La principale differenza tra i chakra sta nella consapevolezza. Nel quarto chakra l’apprendimento diventa sempre più complesso e immagazzinato nei centri più elevati. Il livello di coscienza del quarto chakra percepisce il mondo come una complessa rete di rapporti, tenuti insieme dalla forza dell’amore. Occorre ricordare che questo equilibrio è piuttosto dinamico e fluttua nel tempo. La totalità complessiva deve contenere una parità di base perché qualsiasi rapporto possa sopravvivere.

Se il chakra del cuore è integratore e unificatore, ne consegue che è anche il centro della guarigione. In effetti, l’amore è la suprema forza risanatrice. La guarigione è il recupero dell’equilibrio in un organismo o in una situazione. Aprire il quarto chakra significa sviluppare compassione, connessione e comprensione per coloro che ci circondano. La realizzazione che siamo tutti “uno” stabilisce che non possiamo avanzare da soli mentre gli altri soffrono. La spinta ad aiutare gli altri è innata ed è una potente espressione dell’energia risanatrice del chakra del cuore.

Il quarto chakra parla anche di affinità, termine che, in chimica, descrive la tendenza di una sostanza ad entrare e a rimanere in combinazione con un’altra sostanza. Il risultato dell’affinità è il legame. Quando due sostanze affini si legano, formano una connessione permanente. Ciascuna ha qualcosa che l’altra desidera e di cui ha bisogno. In pratica, è l’attrazione degli opposti in cerca di equilibrio. Proprio quello che capita nell’amore.

Il quarto chakra è associato al seme delle Spade, nei Tarocchi; in astrologia e astronomia, a Venere.

Il diritto espresso dal quarto chakra è il diritto “ad amare”; il suo verbo è “amare”; è associato all’elemento Aria e quindi ai segni Gemelli, Bilancia, Acquario.

Il numero 12, a cui è associato, rappresenta la prova iniziatica fondamentale, che permette di passare da un piano ordinario ad un piano superiore, sacro.

Le pietre utili a risvegliare questo chakra sono le pietre verdi come smeraldo, tormalina* e giada*, che, nello specifico, diminuiscono lo stress e migliorano la memoria facilitando la comprensione (smeraldo); eliminano la paura, consolano e aiutano il cuore a trovare la compassione per prendere le giuste decisioni, riequilibrando le emozioni (giada); ci spingono a crescere interiormente, promuovendo la creatività e il pensiero positivo (tormalina). Spesso è associata anche il quarzo rosa, capace di ridurre lo stress e la tensione nel cuore, eliminare la rabbia, la gelosia e il risentimento.

* visto che giada e tormalina sono multicolore, in questo caso si intendono quelle verdi.

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Il terzo chakra: la nostra volontà

Chakra dell'ombelico, giallo

Il primo chakra ci dà solidità, stabilità, concentrazione e forma. Qui conosciamo l’unità. Passando al secondo scopriamo la differenza, il cambiamento e il movimento, abbracciando le polarità e scoprendo le passioni della differenza, della scelta, delle emozioni e del desiderio: oltre i semplici istinti di sopravvivenza, verso il desiderio di piacere e la fusione con l’Altro.

Quando uniamo materia e movimento, si crea un terzo stato: l’energia ovvero il terzo chakra che, psicologicamente, si lega alla scintilla dell’entusiasmo che accende il potere e la volontà; nel nostro comportamento rappresenta l’azione. Il suo scopo è la trasformazione.degli elementi passivi della terra e dell’acqua in energia dinamica e potere, ossia nel fuoco.Il suo compito consiste nel superare l’inerzia. La nostra volontà mette insieme l’immobilità e il movimento in un modo che guida le azioni e governa il nostro mondo.

La parte più difficile è l’inizio. Un volta acceso il fuoco, esso brucia più facilmente, basta solo alimentarlo. Una volta superata l’inerzia fino al punto in cui l’energia viene prodotta senza fatica, il terzo chakra “ingrana” e inizia a produrre energia con minore sforzo e volontà. Fare qualcosa con facilità è un segno di vero potere.

E’ visualizzato come un colore giallo acceso, e il suo nome sanscrito è Manipura, cioè “gioiello splendente”. E’ raffigurato come un loto con 10 petali all’interno del quale si trova un triangolo. Il terzo chakra è localizzato nel plesso solare proprio dove si ha la sensazione di avere “le farfalle nello stomaco” quando si è nervosi – cioè quando il terzo chakra non è sano. Si tratta di un chakra focoso e solare, che ci porta luce, calore, energia e potere. Rappresenta l’azione, la volontà, la vitalità. Poiché si estende da sotto lo sterno fino all’ombelico, è detto anche il “chakra dell’ombelico”.

Il terzo chakra regola il sistema metabolico, ed è responsabile della regolazione e della distribuzione dell’energia metabolica in tutto il corpo. Questo avviene attraverso la combustione della materia (cibo) in energia (azione e calore). L’apparato digerente è perciò parte importante di questo processo. Le disfunzioni come il diabete, l’ipoglicemia o l’ulcera dello stomaco sono ad esso direttamente collegate.

Questo chakra è anche collegato con l’autostima, che rafforzala nostra volontà. Se la nostra volontà è efficace, anche la nostra autostima ne viene stimolata. Dobbiamo cercare di sviluppare il potere come integrazione, cioè il “potere interiore”. Il potere di entrare in contatto con le forze della vita. Quando pensiamo al potere, possiamo considerarlo un verbo attivo piuttosto che un sostantivo, perché in effetti il potere esiste solo nel fare, nell’”alimentare” mutamenti o idee. Possiamo sostituire la locuzione “potere su” con il “potere di”.

Per attraversare questo chakra e raggiungere il successivo, dobbiamo ridefinire il nostro concetto di potere, stabilendo che è quello che serve a favorire, rafforzare e sviluppare. Le strutture del potere devono assicurare e non minacciare la continuazione della specie e delle risorse.

Per avere il potere dobbiamo essere consci e comprendere i rapporti tra le cose. Dobbiamo essere in grado di percepire e assimilare nuove informazioni, in modo da regolare le nostre azioni per ricavarne il massimo effetto. Dobbiamo essere in grado di creare e immaginare gli eventi fuori dal tempo e dallo spazio presenti. Dobbiamo avere conoscenza, memoria e capacità di ragionare.

La volontà è un cambiamento consapevolmente controllato. Dato che il secondo chakra ci apre alla dualità, ci si presentano delle scelte. E fare queste scelte origina la volontà che è il mezzo con cui creiamo il nostro futuro. Il potere personale senza volontà non è possibile. Volontà significa comprendere che possiamo considerare ogni sfida come un’opportunità di risvegliarci al nostro massimo potenziale. Con questo non si nega quanto è accaduto in precedenza, ma lo si integra, usandolo come punto di partenza per il futuro.

Scoprire e usare la nostra volontà  è difficile, la maggioranza delle persone vive il potere come qualcosa di esterno e quindi non applica la propria volontà ma se ne sta ad aspettare “un segno”, un’indicazione, una decisione di altri. Questo significa evitare le proprie responsabilità. Quando conosciamo la nostra volontà ritorniamo a un livello più pratico, perché sappiamo come usarla in maniera efficace.

Arrivando al terzo chakra quindi è necessario che la smettiamo di considerarci delle vittime e che comprendiamo che un cambiamento duraturo può derivare solo dai nostri sforzi. Se incolpiamo gli altri, la nostra unica speranza di migliorare consiste nello sperare che gli altri cambino, e questo è qualcosa che è al di là dei nostro controllo. Se ci assumiamo le nostre responsabilità, i cambiamenti rientrano nell’ambito della nostra volontà. Allora possiamo davvero superare le circostanze sfavorevoli.

Gli attributi del terzo chakra (potere, volontà, vitalità e autodisciplina) si basano sull’autostima. Se abbiamo una forte autostima, siamo fiduciosi, sicuri di noi, attivi, disciplinati ed essenzialmente soddisfatti della vita. Se abbiamo un’autostima scarsa, siamo pieni di dubbi e recriminazioni che agiscono come dighe sull’impulso psichico necessario a mettere in moto le cose. In questo caso finiamo invischiati nell’inerzia e il demone della vergogna entra nel terzo chakra. La vergogna è l’antitesi dell’autostima, essa interrompe il flusso proveniente dalla base ed esagera l’energia mentale che scende dall’alto. In questo modo l’energia si rivolta contro l’essere e non si proietta verso l’esterno.

L’autostima scaturisce da un senso realistico dell’essere. Inizialmente nasce dal corpo e dall’identità fisica e in tal modo ci dà limiti e confini. Poi cresce nel secondo chakra, aggiungendo identità emotiva, che dà vitalità alla nostra esperienza dell’essere, e ci mantiene felici ed armoniosi. Infine, l’autostima nasce dalla fatica e dagli errori commessi nei nostri tentativi, dai rischi corsi, dai successi e dai fallimenti e ci garantisce un senso realistico delle nostre capacità. Con l’autodisciplina affiliamo le nostre capacità, che costituiscono la base dell’autostima.

Il terzo chakra è associato al seme dei Bastoni, nei Tarocchi; in astrologia e astronomia, a Marte e al Sole.

Il diritto espresso dal terzo chakra è il diritto “a esercitare la propria volontà”, ad agire; il suo verbo è “potere”; è associato all’elemento Fuoco e quindi ai segni Ariete, Leone, Sagittario.

Il numero 10, a cui è associato, simboleggia la perfezione, essendo la somma dei primi quattro numeri (1+2+3+4=10), indica illimitate possibilità, finalizzate al miglioramento del sistema di vita individuale e sociale, attraverso un’educazione più emancipata e responsabile.

Le pietre utili a risvegliare questo chakra sono le pietre gialle come ambra, topazio e quarzo citrino che, nello specifico, infondono spensieratezza e felicità, aumentando la capacità decisionale, rafforzando la fiducia in se stessi e la motivazione personale (ambra); aiutano a trovare il proprio scopo nella vita, raggiungendo una maggiore consapevolezza dei propri pensieri, sentimenti e azioni (topazio); aiutano a promuovere l’individualità, la sicurezza e il coraggio di vivere, favorendo la risoluzione dei conflitti (quarzo citrino).

 

Per un’analisi della salute dei chakra vi rimando al mio sito:www.margheritamistica.com/

Il secondo chakra: le nostre emozioni

movimento, acqua, flusso, emozioni, luna

Nel secondo chakra la nostra unità diventa dualità. Passiamo dall’elemento della Terra a quello dell’Acqua, dove il solido diventa liquido, l’immobilità diventa movimento e la forma diventa mancanza di forma. Abbiamo acquisito un grado in più di libertà e di complessità.

Nell’unione con l’Altro, nascono i desideri e con essi le emozioni e la sessualità. Desideriamo unirci, superare la separazione, protenderci e crescere. Questi sono tutti aspetti della coscienza a livello del secondo chakra e tutti inducono al cambiamento.

Il cambiamento è un elemento essenziale della coscienza: è ciò che risveglia la nostra attenzione e ci stimola con domande. Senza cambiamento le nostre menti diventano ottuse, non vi è crescita, non vi è movimento, non ci può essere vita. La coscienza è stimolata dal mutamento.

La coscienza del secondo chakra, allo stesso modo, è stimolata dallo scambio continuo tra le polarità. La dualità diventa la forza motivante del movimento e del cambiamento. Ma la dualità, nascendo dall’unità iniziale, deve ritornare unità: di conseguenza, è in questo chakra che gli opposti si attraggono e creano movimento. Se il primo chakra cerca di trattenere e di creare una struttura, lo scopo del secondo chakra è quello di lasciar andare e creare flusso. Il flusso permette a un elemento di connettersi energeticamente con un altro.

E’ visualizzato come un colore arancione vivace e pieno, e il suo nome sanscrito è Svadhishthana, cioè dolcezza.E’ raffigurato come un loto con 6 petali all’interno del quale si trova un cerchio. Il secondo chakra è localizzato nella parte inferiore dell’addome tra l’ombelico e i genitali, ma racchiude l’intera sezione del corpo tra questi due punti. Questo plesso si aggancia al nervo sciatico diventando così un centro di movimento.

L’elemento di questo chakra è l’Acqua perciò il chakra corrisponde alle funzioni corporee che hanno a che fare coi liquidi: circolazione, eliminazione urinaria, sessualità e riproduzione, oltre che alle qualità dell’acqua (il flusso, l’assenza di forma, la fluidità). Questo chakra è il centro della sessualità, delle emozioni, delle sensazioni, del piacere, del movimento e dell’affetto.

E’ collegato alla Luna che influisce non solo sulle maree ma anche sui nostri desideri e passioni. La Luna governa ciò che è inconscio, misterioso, invisibile, oscuro e femminile. Di conseguenza, il piacere e i sensi sono elementi essenziali di questo chakra. Il desiderio è il seme del movimento, così come il piacere è la radice del desiderio e i sensi sono il mezzo espressivo del piacere. Il piacere è essenziale per la salute del corpo, il ringiovanimento dello spirito e il risanamento dei nostri rapporti personali e culturali.

Purtroppo, nella nostra società, veniamo costantemente messi in guardia dal piacere che viene visto come un pericoloso tentatore. Ci viene insegnato a reprimere i nostri naturali impulsi fisici e a separare il corpo dalla mente. Non ci permettiamo neanche di godere di piaceri semplici, come qualche minuto in più di sonno al mattino o una bella passeggiata. Queste misure così severe nascono dalla mente e possono provocare reazioni negative a livello emotivo.

Le emozioni (dal latino “muovere fuori”) sono l’evoluzione della coscienza attraverso il corpo. Quando veniamo colti dalle emozioni, facciamo uscire la nostra energia dall’inconscio e la facciamo scorrere nel corpo fino alla mente conscia. E’ un flusso di forza vitale attraverso il quale raggiungiamo il mutamento. Quando reprimiamo i sentimenti limitiamo il movimento, e viceversa, il movimento può liberare il blocco emotivo che provoca in noi tensione cronica. Ci vuole energia per reprimere le emozioni, ragione per cui liberare le emozioni allenta le tensioni (se lo si fa nel modo giusto).

La sessualità è un sacro rituale di unione attraverso la celebrazione della differenza. Un movimento espansivo di forza vitale, è la danza che equilibra, ristora, rinnova, riproduce. E’ il terreno di produzione di ogni nuova vita e quindi del futuro. La sessualità muove e guarisce la forza vitale dentro di noi. La forza sessuale che non trova la sua espressione sotto forma di sessualità troverà sbocco in altro modo. La sessualità frustrata può provocare dolori nella parte inferiore della schiena, crampi alle gambe, problemi renali, cattiva circolazione e rigidità alle gambe. Inoltre può portare ansia.

La sessualità è la risoluzione e la celebrazione delle nostre differenze – di ciò che ci separa o ci fa sentire soli. Salute del corpo, unione dei cuori, movimento della vita, la sessualità è la ruota d’Acqua della vita che muove la Terra di sotto e tempera il Fuoco di sopra. Il semplice atto di toccare è di estrema importanza per un sano funzionamento dell’organismo umano. Attraverso il tatto tutto il nostro sistema interno viene stimolato.

Il semplice atto di toccare è l’aspetto guaritore del secondo chakra. Stiamo dicendo all’altro: “sono qui”. Facendo così usciamo dal nostro ego e sentiamo un senso di vera connessione. Tutti possono dare affetto. Ognuno ne ha bisogno: attraverso questo atto così semplice, la vita si rinnova. La consapevolezza dell’altro dovrebbe essere equilibrata dalla consapevolezza di sé.

Il secondo chakra è associato al seme delle Coppe, nei Tarocchi; in astrologia e astronomia, alla Luna.

Il diritto espresso dal secondo chakra è il diritto “a sentire”, a provare emozioni; il suo verbo è “sentire”; è associato all’elemento Acqua e quindi ai segni Cancro, Scorpione, Pesci.

Il numero 6, a cui è associato, rappresenta equilibrio, armonia, scambio e vita comunitaria.

Le pietre utili a risvegliare questo chakra sono le pietre rosse-arancioni come corniola e corallo* che, nello specifico, servono per migliorare la concentrazione, la focalizzazione, diminuendo ansia e confusione mentale e aumentando creatività e sessualità (corniola); purificare la mente dalla depressione, aumentando il senso di leggerezza e la saggezza (corallo). Spesso è associata anche la lunaria o selenite, pietra bianco-trasparente (detta “pietra di luna” per la sua somiglianza col pianeta), capace di migliorare la sensibilità intuitiva attraverso comportamenti meno egoistici e più ricettivi.

*il corallo non è un vegetale né un minerale ma una colonia di animali (piccoli polipi) il cui scheletro è fatto di carbonato di calcio. I polipi crescono uno accanto all’altro, quindi le secrezioni di calcare si stratificano, formando così le barriere coralline.

 

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Il primo chakra: le nostre radici

Basi, radici, stabilità, concretezza

Questo è un chakra di importanza fondamentale, è la base su cui tutti gli altri si appoggiano. E’ connesso alla Terra e a tutto ciò che è solido e materiale, come il corpo umano, la salute, la sopravvivenza, l’esistenza materiale e monetaria. E’ la manifestazione della coscienza nella sua forma solida e tangibile. Rappresenta la necessità del corpo a restare sano e della mente ad accettare limiti e disciplina.

E’ visualizzato come un colore rosso cupo ma vibrante, e il suo nome sanscrito è Muladhara, cioè radice.E’ raffigurato come un loto con 4 petali all’interno del quale si trova un quadrato, il richiamo al 4 rimanda ai 4 elementi del regno materiale e alle 4 direzioni.

E’ localizzato nel perineo, a metà strada tra l’ano e i genitali, corrisponde al coccige; è collegato alla parte solida del corpo (ossa) e a dove passa la sostanza (intestino crasso).

A questo livello di evoluzione, la materia è una necessità innegabile. Non possiamo separarcene perché ne siamo composti. Senza corpo moriremmo, e negare il nostro corpo significa morire prematuramente. Similmente non possiamo negare il nostro legame con la Terra su cui viviamo e il suo ruolo essenziale nell’assicurarci il  futuro. Non possiamo negare l’attenzione alle nostre basi. Questo chakra ha la funzione di solidificarle.

La coscienza in questo chakra è principalmente connessa alla sopravvivenza fisica. E’ la nostra reazione istintiva per cui decidiamo se combattere o fuggire.Se non equilibriamo questo chakra prima di passare agli altri, la nostra crescita sarà priva di radici e mancherà la stabilità necessaria a una vera crescita.

Molte persone che non riescono a trovare la propria strada nella vita in realtà non hanno ancora trovato le proprie basi. A volte sono troppo occupate a guardare in alto invece che in basso. Ma è il piano terrestre il terreno di verifica delle nostre credenze ed è a livello del primo chakra che le idee diventano realtà.

Nel mondo urbano moderno si dà più importanza all’elevato invece che al basso; il linguaggio e i valori culturali riflettono questa superiorità a spese del basso (es. essere altamente considerati, esaltarsi, mirare in alto,…). Le capacità verbali e intellettuali sono meglio pagate di quelle fisiche, a livello economico e sociale. I naturali processi del corpo (pulizia, sessualità, parto, allattamento, nudità,..) sono considerati sporchi, da praticare in privato e spesso col senso di colpa.

Ma le radici sono fatte dei nostri visceri, delle emozioni istintive che sono programmate dai nostri ricordi del passato, dalle nostre tradizioni razziali e culturali. Perdendo il contatto con le basi (la società è una struttura gerarchica che schiaccia chi sta sotto per il privilegio di chi sta sopra), perdiamo il contatto con la vita e accettiamo il fatto di essere governati solo da una parte e non dall’insieme. Ignorando le basi si è soggetti a problemi di salute e disastri ecologici.

In una cultura alienata e “priva di basi”, dove la maggior parte dei valori non favorisce il corpo o i suoi piaceri, sviluppiamo il dolore. Il corpo fa male dopo una giornata di lavoro. Lo stress da competizione non ci dà la possibilità di riposare e di rinnovarci o di elaborare e liberare il nostro dolore. Man mano che diventiamo meccanizzati e urbanizzati, il nostro contatto con la Terra e la natura diventa sempre più fragile, e così la nostra salute e la nostra autostima.

Le basi implicano limitazioni. La limitazione, parola che di solito spaventa, è invece essenzialmente un principio creativo. Per esempio, se non limitassimo la nostra scelta di attività, non riusciremmo in nulla. I limiti quindi creano un contenitore che permette all’energia di addensarsi  e acquisire solidità. Le basi rappresentano un’armoniosa accettazione dei limiti naturali e quindi una forza semplificante.

Come sappiamo, coscienza e corpo esistono soltanto in un tempo e in uno spazio -il qua e adesso. I nostri pensieri, per contrasto, sono molto più versatili e si estendono al di fuori dello spazio e del tempo. Le basi proteggono il corpo dal sovraccarico delle tensioni mentali dovute alla vita quotidiana.

Ricercare le basi è un modo per affrontare lo stress. Avere contatto con il nostro corpo ci permette di avere stabilità, calma e sicurezza: possiamo sempre tornare a un buon pasto e all’ambiente familiare, per esempio, e questo ritorno rende il corpo sicuro, sano e ben nutrito, in modo che la nostra coscienza può scorrere verso altri livelli.

Il primo chakra è associato al seme dei Denari, nei Tarocchi; in astrologia, a Saturno e, in astronomia, alla Terra.

Il diritto espresso dal primo chakra è il diritto “a esserci”, a esistere; il suo verbo è “avere”; è associato all’elemento Terra e quindi ai segni Toro, Vergine, Capricorno.

Il numero 4, a cui è associato, rappresenta solidità, concretezza, senso pratico e mondo tangibile.

Le pietre utili a risvegliare questo chakra sono le pietre rosse come rubino, granato, ematite* che, nello specifico, servono per migliorare la sessualità e accettare positivamente le sfide (rubino); favorire l’autorealizzazione e migliorare il coraggio (granato); limitare l’introversione e la paura, sbloccare le energie e aumentare il rispetto di sé (ematite). A volte è associata anche la magnetite, pietra grigio-nera, che ha effetti simili a quelli dell’ematite e in più aiuta ad avere una maggiore forza di volontà.

*l’ematite, detta anche “pietra del sangue” in epoca medievale, visivamente è nera ma la sua polvere è rossa, e tinge l’acqua.

 

Per un’analisi della salute dei chakra vi rimando al mio sito: www.margheritamistica.com/